Il Tirreno

Livorno

l’andamento delle compravendite 

Acquistate meno case ma non c’è il patatrac (nei capannoni invece sì)

Mauro Zucchelli

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/ livorno

Non crediate che il “ballo del mattone” si sia fermato durante il primo drastico stop per l’emergenza coronavirus: da inizio aprile a fine giugno sono state poco più di 400 le compravendite a Livorno città, a dar retta all’Osservatorio mercato immobiliare (Omi) dell’Agenzia delle Entrate che non indica una stima bensì dà conto dell’effettivo numero degli atti. Per la precisione: 409 e qualche briciola (perché si calcolano anche i casi di proprietà frazionate, magari fra eredi).

Inutile dire che il Covid ha pesato molto ma non ha azzerato tutto: all’interno del territorio municipale di Livorno le abitazioni compravendute sono state il 26,8% in meno rispetto a dodici mesi prima. Una bella batosta: ma significa anche che, in rapporto allo standard dello scorso anno, ne sono state vendute ugualmente quasi tre su quattro. Mica poco, soprattutto se pensiamo che negli ultimi dieci anni non c’era mai stato un trimestre primaverile ai livelli record del 2019 (con 558,7 case compravendute). Anzi, negli ultimi 40 trimestri non ce n’era mai stato uno così (eccettuato l’autunno 2018).

un forte calo, non una caporetto

Vale la pena di ricordare che nelle oltre cento province del Bel Paese soltanto a Matera non c’è stato un arretramento rispetto al passato. Sta di fatto che i quasi 27 punti in meno registrati a Livorno città significano una collocazione a metà classifica nella graduatoria percentuale del calo di passaggi di proprietà: lontano da quel che è accaduto a Catanzaro, Frosinone, Cosenza, Vibo Valentina o Avellino dove l'attività dei notai si è di colpo dimezzata e, al tempo stesso, lontano non solo dal dato positivo di Matera ma anche dalla lievissima flessione (sotto il 5%) riscontrata a Oristano o Ascoli Piceno. E a paragone degli altri territori della nostra regione? C’è una buona metà della Toscana in cui il contraccolpo della pandemia sul mercato immobiliare si è sentito perfino meno che da noi: ad esempio, a Siena la flessione non è arrivata a quota 20 punti (19,7%), di poco superiore a Pisa (meno 21,4%) e a Prato (meno 21,8%). Meglio di noi se la cavano anche le province di Firenze (meno 23,2%) e di Lucca (meno 25%), ma a Pistoia il tonfo sfiora il 40%.

Nel resto del territorio provinciale la compravendita di case è andata po’ peggio che nel capoluogo: meno 30,3%. La percentuale non è granché più alta di quella relativa a Livorno città (solo tre punti e mezzo in più) ma, nel raffronto con il resto della Toscana, solo a Massa e Grosseto il numero dei passaggi di proprietà è precipitato giù in maniera più netta in tutta l’area al di fuori del capoluogo.

È probabilmente l’effetto di due fenomeni. L’uno deriva dal fatto negli ultimi mesi prima del lockdown si era registrato un intensificarsi degli acquisti, forse per via anche di una lunga fase di mutui a tasso di interesse che più basso di così difficile sarà mai (e dunque c’è più la spinta a concludere che a aspettare condizioni più favorevoli): ovvio immaginare che nella scorsa primavera, quando ormai era difficile anche andare a spasso per strada per via delle regole anti-contagio, un buon numero di famiglie abbia concluso l’acquisto della nuova casa.

le incertezze del mercato

Timori per il futuro a causa del Covid? Certo, ma le incertezze del reddito disponibile riguardano più il “popolo delle partite Iva”, per i lavoratori dipendenti c’è il rischio di vedersi ridurre il reddito se l’azienda traballa ma a Livorno c’è un’ampia pubblica amministrazione che comunque garantisce ai propri lavoratori la certezza della busta paga. Dunque, non è così impossibilissimo reggere l’impatto di un mutuo casa se la famiglia si allarga e ha bisogno di spazio. È anche – per certuni, soprattutto – una questione di fiducia: ce la farò? Se pensi di sì ti butti...

Ecco, è proprio quel che non accade sul fronte dei fabbricati per l’economia. Livorno e provincia grossomodo galleggiano a metà classifica (fra le cento province italiane) per l’andamento del mercato delle abitazioni, capita qualcosa di ben diverso se guardiamo alle compravendite di capannoni per ditte artigiane e industrie.

A Livorno città gli acquisti in questo specifico settore sono crollati: da 55,3 nella primavera 2019 a 25,7 nel periodo da aprile a giugno scorsi. Tradotto: meno 53,6%.

capannoni: acquisti dimezzati

In tutta Italia solo 15 province hanno un cedimento ancor più clamoroso e, fra queste, appena otto sono a nord di Roma come noi. Per capirci: nel territorio di Pisa città la diminuzione c'è ma non è un crollo (meno 15%). È l'indizio che ci si aspetta di esser costretti a tirare la cinghia per sopravvivere in qualche modo alla buriana e tutt'al più non ci sarà comunque uno sviluppo tale da esigere un capannone nuovo.

Attenzione, non diamo la colpa al Covid: qui c’è qualcosa di ben più profondo ed è un problema tutto di Livorno città: appena fuori dal confini del capoluogo provinciale, ecco che la flessione è talmente limitata (da 78,5 a 71,8 compravendite, meno 8,5%) da figurare nella dozzina delle realtà più virtuose in tutta Italia. L’esatto opposto di Livorno città che in questo campo fra le otto peggiori situazioni del Centro nord. —

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