Il Tirreno

Livorno

«Il governo è nel caos totale, ci rimettono soltanto le imprese»

Le associazioni di categoria mettono in luce tutte le “falle” del dpcm «Il sindaco di Livorno è l’unico che ha fatto un gesto coraggioso» 

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L’INTERVENTO

Confcommercio e Confesercenti protestano insieme contro il muro di restrizioni alzate dal governo per combattere la pandemia. O meglio, chiedono tutele per i gli attori principali del tessuto commerciale delle varie città.

«Che il Dpcm del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, avesse un bel po’ di “buchi” è apparso chiaro subito a tutti, soprattutto alle tante imprese che sono state costrette a chiudere e che – perché succede anche questo per il codice Ateco relativo al settore calzature da adulto – non sono neanche state inserite nella lista di coloro che possono fare accesso ai ristori».

Così si apre la nota firmata, oltre che dalle due principali associazioni di categoria, anche dall’Anva (Associazione nazionale commercianti su aree pubbliche, ndr), e dalla Fiva (Federazione italiana venditori ambulanti).

«A Roma regna il caos e a farne le spese sono le imprese» affermano Alessandro Ciapini, direttore di Confesercenti, e Federico Pieragnoli, omologo di Confcommercio. «Le nostre associazioni lottano ogni giorno ai tavoli istituzionali nazionali per correggere errori che potevano essere evitati se, al momento giusto, si fosse fatta concertazione. Invece – dicono Ciapini e Pieragnoli – siamo costretti a subire il danno dell’errore e la beffa di dover attendere i tempi elefantiaci del governo per correggere errori palesi e nel frattempo si perdono imprese, incassi e posti di lavoro». Il caso delle imprese del settore ambulante è, nello specifico, quello più ingiusto.

«A fronte della stessa situazione che abbiamo vissuto a primavera, al momento della chiusura totale, noi operatori su area pubblica ci siamo ritrovati di nuovo alle prese con un dpcm e un allegato (il numero 23, ndr) che invece che ammettere alla vendita ambulante tutte le tipologie consentite anche in sede fissa, fa di nuovo una divisione in caste, dando la possibilità di lavorare a determinate segmenti di imprese in sede fissa e alle stesse su suolo pubblico no», spiegano i dirigenti di Anva e Fiva. «A Livorno abbiamo avuto, forse unico caso su tutto il territorio regionale», ci tengono a precisare gli esponenti dei sindacati Anva e Fiva «un sindaco che nella volontà precisa di sostenere le imprese ha provato a dare un’interpretazione estensiva della norma, un atteggiamento di coraggio che dovrebbe far riflettere a livello nazionale. Tutto il resto sono azioni che lasciano il tempo che trovano se non vengono portate avanti a Roma e per questo lavoro i nostri rappresentanti nazionali stanno lavorando. Ma dev’essere chiaro che le responsabilità di certi gravi errori che impattano sulle nostre imprese non sono qui, ma a livello del governo centrale», concludono con estrema amarezza. —



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