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I big online mangeranno lo shopping natalizio
Chiusura dei negozi di abbigliamento e di calzature: Confesercenti lancia l’sos e chiede l’intervento del garante
livorno
«Nelle zone rosse due terzi dei negozi e del commercio su aree pubbliche del settore abbigliamento e calzature sono stati obbligati a chiudere ed immediatamente i grandi player online si sono già scatenati nelle promozioni natalizie: nove grandi operatori mondiali che rappresentano il 90% del commercio online e destinano i loro profitti fuori dall’Italia».
Lo dichiara Fabio Tinti presidente nazionale settore moda Confesercenti che attacca. «Qui abbiamo un problema di regole: in una fase in cui tutta la politica, da una parte si pavoneggia nel ritenere i negozi di vicinato la linfa vitale delle città e dei quartieri, dall’altra consente di fatto, ai grandi operatori, un Black Friday mascherato già dal 26 ottobre scorso».
Questo allarme «sarà lanciato immediatamente dalla Confesercenti nazionale all’Autorità garante della concorrenza e del mercato – prosegue Tinti - affinché intervenga tempestivamente per bloccare le distorsioni di mercato peraltro già evidenti e palesi».
Oltre al danno la beffa, rincara Maristella Calgaro presidente Confesercenti provinciale di Livorno: «Il governo ci ha fatto chiudere ed ha escluso dal beneficio dei ristori il commercio al dettaglio di calzature per adulti».
«Pensare che un negozio di abbigliamento e calzature possa essere veicolo di assembramento – conclude Calgaro - significa non avere la minima percezione dell’effettiva realtà in cui opera il commercio di vicinato: semmai è l’esatto contrario i nostri negozi erano e rimangono sicurissimi, semplicemente perché sono deserti!».
«Se ci fanno aprire il 15 dicembre gli acquisti verranno fatti sul mercato online - continua il direttore di Confesercenti Livorno Alessandro Ciapini - Quello che ci vuole è una regolamentazione della concorrenza. Il Black Friday è già iniziato e ci sono già sconti ovunque».
«O si apre presto oppure i commercianti di questo settore devono avere i ristori ma non di entità irrisoria - va avanti Ciapini - le somme sono pari al 200% di quello che è stato dato ad agosto. Ma un aiuto di queste dimensioni non serve a nulla. Saranno circa duemila o tremila euro e serviranno solo per l’affitto dei negozi»E conclude: « Gli acquisti dei capi di abbigliamento sono stati fatti già sei mesi fa per somme che variano dai 40 agli 80mila euro. E la merce rischia di essere invenduta e di essere poi data via solo a saldo senza alcun guadagno per i commercianti». —
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