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Coronavirus, rivoluzione al mercato di Livorno: chiudono 80 banchi su 220
Il Comune ha informato il consorzio “Piazza Buontalenti” delle nuove restrizioni. Il presidente Toschi: «Manca un mese al Natale e avevamo già ordinato tutto»
LIVORNO. Ottanta banchi chiusi su 220. L’emergenza coronavirus si abbatte improvvisamente anche sul mercato, facendo abbassare le saracinesche di tutte le attività di via Buontalenti. In pratica – secondo quanto comunicato dal Comune al presidente Simone Toschi – da oggi fra piazza Cavallotti e Le Vettovaglie possono rimanere aperti solo i banchi alimentari e il fioraio. Quindi nessun ambulante di via Buontalenti. Stop alle deroghe, insomma, per chi vende abbigliamento, prodotti per l’igiene e la sanificazione degli ambienti e per tutti gli altri. Devono restare chiusi fino a quando la Toscana resterà zona rossa. E 80 lavoratori rimarranno senza soldi, dato che solo nella strada “clou”, delle 104 licenze, alcune avevano già chiuso i battenti per la pandemia e altre per la crisi del settore.
A spiegare la novità è direttamente il presidente del consorzio “Piazza Buontalenti”, Simone Toschi, che ne ha parlato direttamente con il sindaco Luca Salvetti, esprimendo il suo disappunto e quello degli associati che ieri mattina ha personalmente avvertito. «Con il Comune, la polizia municipale e gli uffici del commercio ci eravamo incontrati lunedì scorso – racconta – ed eravamo rimasti d’accordo che tutti potevamo rimanere aperti. È stata informata anche la prefettura, la quale inizialmente non si era opposta, stamani (ieri per chi legge ndr) poi c’è stato il cambio di rotta che non so da cosa sia dipeso».
Una botta tremenda per tutte le attività che avevano già fatto scorta di merce in vista del Natale, nella speranza che le vendite tornassero a crescere. «È un problema sociale non di poco conto – prosegue Toschi – perché purtroppo siamo a un mese dalle festività e gli investimenti per ordinare i prodotti ci sono già stati, c’è chi ha già pagato e ora è rimasto fregato dovendo chiudere dall’oggi al domani. Non so come potremo gestire quest’emergenza: la scorsa primavera, ad esempio, eravamo riusciti a difenderci in qualche modo evitando di ordinare i prodotti di abbigliamento per l’estate».
Fra l’altro, al danno, si aggiungerebbe anche la beffa: «Alcuni dei miei colleghi che sono costretti a chiudere – prosegue il presidente del consorzio – non sono compresi nei codici Ateco (quelli che classificano le attività commerciali ndr) del nuovo decreto “Ristori”. Quindi non potranno beneficiare di alcun aiuto economic. Come li aiutiamo? Qualcuno dovrà darci una risposta. Per non parlare – conclude – del fatto che negli ospedali possono far passare per i pazienti solamente indumenti nuovi con tanto di cartellino, con i pigiami ad esempio, motivo per il quale io che li vendo, rimanendo chiuso, creerò anche un disservizio alle famiglie livornesi. Parlo per esperienza personale visto che qualche tempo fa ho dovuto consegnare un pigiama alla Croce rossa, altrimenti una donna non poteva essere ricoverata».
Disappunto pure per lo storico commerciante di piazza Cavallotti Renzo Bueno: «Meno male che mia moglie lavora – dice – ma il problema resta: la maggior parte dei colleghi qui vive grazie ai banchi. Il lavoro da molto tempo è calato, ora la situazione aggrava uno scenario di per sé estremamente preoccupante. Tante attività sono monoreddito e speriamo che lo Stato ci aiuti, siamo preoccupati». —
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