Gioco
«Serve il distacco dal lavoro per i volontari della sanità»
La richiesta di francesca cecchi e del gruppo pd
LIVORNO
«Il sindaco, in qualità di responsabile della salute dei cittadini, si faccia promotore insieme ad altri sindaci della provincia e non solo affinché la Regione riavvii rapidamente la procedura che permette ai volontari appartenenti ad organizzazioni di volontariato regolarmente iscritte negli elenchi di Protezione Civile, di essere impiegati nelle attività di emergenza mantenendo il posto di lavoro».
È la richiesta che arriva da Francesca Cecchi, consigliera comunale del Pd, insegnante e volontaria della Svs, che col sostegno dell’intero gruppo dem ha proposto questo atto di indirizzo.
In sostanza il Pd chiede che la Regione riattivi una procedura già utilizzata durante la prima ondata e prevista nello stato di emergenza che prevede che i volontari di Svs, Misericordia, Croce Rossa etc possano essere distaccati dal lavoro per prestare servizio sulle ambulanze ma nei servizi in cui sia necessario personale paramedico, negli alberghi sanitari, per il trasporto dei pazienti tra reparti all’interno dell’ospedale, per dare da mangiare ai degenti.
«Questo potrà permettere alla nostra zona e anche al nostro ospedale di poter usufruire pienamente e gratuitamente di questa risorsa umana, secondo la tipologia di mansione per cui è preparata e certificata», evidenzia Cecchi.
Tra l’altro la ricerca di disponibilità per l’utilizzo di personale volontario c’è già a livello a livello nazionale anche in «realtà regionali nelle quali il volontariato sanitario è meno presente ed attivo rispetto alla Toscana, dove sarebbe invece possibile favorire davvero un lavoro di supporto specializzato molto maggiore», evidenzia la consigliera Pd.
Il datore di lavoro è tenuto a consentire l’impiego del dipendente per un periodo non superiore a trenta giorni continuativi e fino a novanta giorni dell’anno e può chiedere il rimborso dell’equivalente degli emolumenti versati al lavoratore.
«Questa previsione di legge si è rivelata essenziale dopo terremoti, incendi o alluvioni che hanno visto l’impiego di volontari in supporto alle popolazioni e territori colpiti. Ed è stata attivata anche all’inizio di questa pandemia - ricorda Cecchi -, permettendo in primavera di utilizzare a tempo pieno i volontari disponibili delle associazioni, cioè personale già formato e non retribuito per questa attività, che ha così potenziato, nella prima fase della pandemia, la risposta sul territorio intervenendo anche in supporto di medici ed infermieri. Purtroppo, pur non essendo terminata l’emergenza sanitaria, e pur trovandoci in una situazione più grave rispetto a marzo, oggi la riattivazione di questi servizi non è stata prevista».
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