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Bonus e cassa integrazione, ultimato l’iter burocratico per il 98% dei casi
Sono i dati statistici che i vertici locali dell’Inps hanno fornito al sindaco Salvetti in un faccia a faccia «Se nella lotta anti-contagio chiediamo alle attività di fermarsi, bisogna anche fornire sostegni rapidi»
livorno
Nella nostra provincia il bonus per la babysitter l’hanno chiesto in 14.674, sono rimaste in sospeso 206 richieste ma il 98,6% sono state definite. Grossomodo qualcosa del genere vale anche per la cassa integrazione ordinaria con il 97,7% delle richieste definite (ne sono arrivate 3.879, da concludere ancora 89), per la cassa integrazione in deroga la cui parte burocratica è terminata nel 99,9% dei casi (solamente 6 in sospeso su 4.146 domande pervenute), per quella “in deroga Inps” pronta per il 95,4% delle richieste (189 pratiche ancora da finire di sbrigare su 4.115) mentre per l’assegno ordinario Fis, relativo ai settori non coperti dalla “cassa”, l’iter burocratico è arrivato in porto nel 95,2% delle domande (2.582 già definite, 131 ancora no), così come per i pagamenti diretti da parte delle aziende che risultano definiti al 98,7% (non più di 308 sono rimasti impigliati nella burocrazia su oltre 24mila).
Mettiamo un attimo fra parentesi il caso della cassa integrazione per le aziende agricole (Cisoa), dove in realtà la percentuale delle pratiche la cui istruttoria è stata ultimata arrivano all’80,4% (337 definite e 82 da terminare): al netto di quella situazione particolare, secondo le tabelle fornite dall’Inps al sindaco Luca Salvetti i numeri indicano che in meno del 2% delle situazioni la domanda è rimasta incagliata nei lacci della burocrazia. Sia chiaro, si tratta pur sempre di quasi un migliaio di persone (929) ora alle prese con guai tutt’altro che trascurabili perché non sono ancora riuscite a vedere i soldi promessi. Sta di fatto che per altre 50mila l’iter è stato completato. Almeno dal punto di vista burocratico, «poi c’è l’erogazione materiale ma dovrebbe trattarsi di qualche giorno in più», dice Salvetti.
Il numero uno di Palazzo Civico ha avuto un faccia a faccia con lo stato maggiore dell’Inps a livello locale: aveva chiesto l’incontro per capire come stanno funzionando gli ingranaggi della “macchina” che, di fronte allo stop delle attività in nome della lotta al contagio, deve garantire – dice il sindaco – il sostentamento delle famiglie con gli ammortizzatori sociali messi a disposizione. Salvetti parla di «percentuali confortanti».
Guardando alla quota di pratiche definite in misura al di sopra del 98% delle domande pervenute fino al 28 ottobre scorso, a giudizio di Salvetti «questi numeri sono un segnale incoraggiante in una fase dove i cittadini devono poter avere riscontri certi sotto il profilo economico per reggere l’urto della seconda ondata pandemica».
Tutto era iniziato con la protesta a livello nazionale dei taxisti: anche nella nostra città la categoria si rese protagonista di una manifestazione. In quella circostanza il sindaco Salvetti ha avuto un colloquio con gli esponenti dei taxisti. Era un problema di carattere nazionale, ma il primo cittadino aveva preso impegno a effettuare verifiche con l’istituto previdenziale. È stato nel corso del confronto con i vertici dell’Inps che è emersa la “fotografia” di quel che sta accadendo nelle nostre zone.
«È importante che ci sia questo livello nella capacità di risposta», dice Salvetti: «Ma non basta, i ristori devono essere una certezza. Se si chiede di star chiusi, bisogna offrire il modo per mantenere ugualmente la famiglia. E per chi non è possibile seguire questa strada, ci muoveremo noi con i buoni-spesa». —
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