Gioco
Diamanti, Ballantini e Vauro col Vernacoliere: «La risata? È un tesoro: abboniamoci subito per salvarlo»
Decine di personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo hanno risposto all’appello del direttore del mensile Cario Cardinali: «Con 27 euro si difende la satira»
LIVORNO. Un’auto sfreccia sulle freeway australiane. Al volante, con gli occhiali da sole, la guida a destra, il calciatore Alessandro “Alino” Diamanti – potrebbe sembrare l’incipit di uno spot pubblicitario griffato, invece è l’inizio di un sentito appello del centrocampista pratese, ora in forza al Western United Football Club di Melbourne, per “salvare” il Vernacoliere. «Stamani vi devo parlare di una cosa seria», esordisce l’ex centrocampista amaranto rivolto ai suoi follower su Instagram. «Ho letto che il mitico Vernacoliere è in difficoltà, ha bisogno di abbonamenti per andare avanti».
Il riferimento è all’ultimo editoriale del direttore Mario Cardinali che senza troppi peli sulla lingua, spiega ai lettori che se il giornale non raggiungerà la quota di cinquemila nuovi abbonamenti in breve tempo, sarà in estrema difficoltà per andare avanti. L’appello di Diamanti non è l’unica testimonianza di stima e affetto per il giornale.
Nei giorni scorsi su Rai Radio1 Concita De Gregorio, scrittrice e giornalista livornese, già direttrice de L’Unità, durante il programma “Radio Anch’io” di Giorgio Zanchini, ha confessato in diretta a Cardinali: «Uno dei miei sogni è sempre stato quello di collaborare al Vernacoliere». Dello stesso parere anche il vignettista Vauro Senesi che ha dichiarato: «Mi dispiace non averci mai collaborato. Farò l’abbonamento». Sono stati migliaia i messaggi d’incoraggiamento alla rivista di “satira, umorismo e mancanza di rispetto” fondata da Cardinali nel 1961 col titolo di “LivornoCronaca”, divenuta nel 1982 il mensile che tutti conosciamo.
Tra i primissimi a rilanciare la “Campagna Abbonamenti” del Direttore, il regista e sceneggiatore livornese Francesco Bruni ( “Scialla! ”, “Noi 4”, “Tutto quello che vuoi”, “Cosa sarà” i suoi film da regista), molto attivo sui social, che già il primo novembre scrisse «Mancano 5000 abbonamenti meno uno, il mio. Boia dé, ma si scherza perdavvero? Livornesi e non, mano al portafogli». Proprio ieri pomeriggio è arrivato in redazione un altro video – rilanciato dalla pagina Facebook del Vernacoliere, con oltre duecentosessantacinquemila like – quello del poliedrico artista Dario Ballantini, trasformista, imitatore e pittore di fama internazionale. «Mi voglio impegnare anch’io – dice – per tenere in vita il giornale più importante della storia della satira italiana, il glorioso e valoroso Vernacoliere». Cardinali si è detto commosso dei tantissimi messaggio spontanei giunti in redazione: «Sono contento di aver a mio modo contribuito ad aver creato attorno al giornale un’agorà di liberi pensatori».
Ed è proprio Diamanti con uno slancio tipico del suo carattere (che lo ha reso uno dei giocatori più amati di sempre dai livornesi e non solo per la sua militanza negli Amaranto per tre stagioni) che spiega con chiarezza “pop” i motivi per cui il Vernacoliere necessita assolutamente di essere salvato.
«Noi toscani siamo cresciuti col Vernacoliere. È roba nostra, è la Satira vera, è l’unico che sa che scherzare sulle cose serie per trasformarle sempre in un sorriso, una cosa che di questi tempi, in Pandemia, non è da poco. Ma il Vernacoliere lo fa da quarant’anni. E il pensiero di non vedere più le locandine fuori dalle edicole, che ci hanno sempre fatto scappare una risata, mi crea davvero un dispiacere e, ancora di più, mi creerebbe un dispiacere l’idea di non poterlo aiutare. Il Vernacoliere è molto più di un giornale: è una tradizione». È ben informato il campione, sa che un abbonamento annuale (11 numeri) costa solo 27 euro e che sono veramente un “nulla” per mantenere in vita un baluardo storico dell’umorismo toscano. Colpisce molto anche la riflessione finale del calciatore, un vero e proprio inno alla bellezza della carta stampata: «Mi è piaciuta molto anche la scelta del giornale di non voler andare nel web, di restare nelle edicole, di rimanere cartaceo. Questa, nell’era dei social network, è una cosa veramente bella e romantica».
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