Il Tirreno

Livorno

A Montenero per chiedere la fine del Covid-19 «Io medico fra pazienti in ansia e mille chiamate»

lucia aterini
A Montenero per chiedere la fine del Covid-19 «Io medico fra pazienti in ansia e mille chiamate»

Una giornata della dottoressa Laura Bechi che poco tempo fa è andata a piedi al santuario per invocare una grazia dalla Madonna  

4 MINUTI DI LETTURA





il racconto

lucia aterini

«Sono andata a piedi al santuario di Montenero a ringraziare la Madonna perché per ora mi sento bene e poi volevo chiedere una grazia: perché questa situazione migliori al più presto e ci porti via il virus». Laura Bechi, medico di famiglia con 1. 500 pazienti, inizia così l’intervista sulle sue giornate infinite, tra pazienti a telefono e in ambulatorio. In un momento in cui «l’ansia si taglia col coltello». «L’ho già fatto un’altra volta (di andare a Montenero ndr)– riprende a raccontare – per mia figlia perché non si era ammalata mai al nido e volevo fare un ringraziamento per questo. Ora però la situazione è veramente diversa».

Laura Bechi si ferma con le parole, ma non con i pensieri: è come riavvolgesse gli ultimi mesi del suo lavoro in un contesto così straordinario e difficile da gestire. Anche emotivamente. «Stamani (ieri mattina ndr) ho ricevuto la prima telefonata alle 7 – inizia a spiegare – perché una mia paziente aveva avuto un contatto con una persona che poteva essere positiva. E voleva sapere come doveva comportarsi con i datori di lavoro. La preoccupazione per il virus sconvolge le vite di tutti e uno tra i miei primi compiti è quello di tenere i (loro) nervi saldi. Per cui è importante che consoli una persona perché non è arrivato il risultato di un tampone» .

«Anche se sono anche io stessa un po’ fifona», confessa. Un esercizio titanico perché di contagi ogni giorno ce ne sono in abbondanza: «Sono ormai settimane che quotidianamente richiedo cinque o sei tamponi per casi sospetti – va avanti – e sempre quotidianamente mi arriva la notifica che tre o quattro pazienti sono positivi». Quasi tutta la giornata Laura Bechi sta al telefono, cinquanta, sessanta contatti tra telefonate e whatsapp. E le ricette digitali, da inviare.

Il Tirreno la segue a distanza per raccontare la sua giornata. «Il telefono suona continuamente – spiega Bechi – e non riesco a rispondere a tutti. Capisco che queste sono le necessità del momento e non mi tiro certo indietro. Bisogna essere presenti, non si può fare diversamente». I pazienti sono la parte più importante del suo lavoro e, anche se sono 1. 500, c’è un’intesa tra loro e la dottoressa perché come spiega lei stessa: «Sanno aspettare e con rispetto attendono la mia risposta, senza essere invadenti».

Poi ci sarebbe l’ambulatorio, anzi gli ambulatori perché ne ha 3. «Cerco di farci venire meno persone possibile – spiega proprio da uno dei suoi ambulatori – per evitare assembramenti. Ma a volte è indispensabile. E allora faccio le visite con la mascherina chirurgica, “elmetto” di plexiglas. E stanza con la finestra aperta per avere il maggior ricambio d’aria». Quasi fosse una scena da film di fantascienza. Perché oltre al dannato Covid ci sono tutte le altre patologie da gestire. Insomma tutta “roba” importante. E che ricade ancora sulle sue spalle. «Gli asmatici sono rimasti asmatici, i diabetici sono rimasti diabetici – dice – siamo in una situazione molto pesante che ruota intorno alle nostre figure».

Il tutto, però, viene appesantito da falle del sistema. La burocrazia: «Ho vari pazienti che sono guariti ma che non vengono “liberati” dalla quarantena e non possono tornare a lavorare. La guarigione deve essere certificata dall’ufficio di igiene che però non rilascia questo nullosta. Capisco che la situazione è esplosiva e all’azienda sanitaria e come se fosse se gli è scoppiata una bomba in mano. Ma noi non sappiamo come superare questo ostacolo».

Poi la vaccinazione contro l’influenza: «La ciliegina sulla torta, una cosa vergognosa». «Da dopo Ferragosto – va avanti Bechi – hanno iniziato a dirci che dovevamo vaccinare più persone possibile, anche quelli sopra i 60 anni. Poi ci hanno detto solo sopra i 65 anni. I nostri pazienti sono venuti, hanno risposto bene all’appello della campagna pubblicitaria “Manda l’influenza al diavolo”, quella che si vede anche sugli autobus, perché il vaccino contro l’influenza è importante in quanto ci aiuta nella diagnosi: non si rischia di sbagliare l’influenza con il coronavirus che all’inizio hanno sintomi uguali». «Ma quando siamo andati a prendere le dosi ci hanno consegnato solo 60 confezioni a settimana. Sono poche». «Io avevo riservato la giornata del sabato per fare queste vaccinazioni – riprende con tono arrabbiato – avevo chiesto 400 vaccini, me ne sono arrivati solo 300 in tutto, ora non ce ne sono più e i pazienti sono in attesa. Tra l’altro un tipo non è arrivato ed era quello che avevo riservato alle persone con patologie importanti, quelle più a rischio» . «Non ho parole» – conclude sul capitolo “vaccini” la dottoressa– mi telefonano i pazienti, me lo chiedono e io non so cosa rispondere. Non ci sono neppure in vendita».

La giornata è trascorsa, sono le otto e siamo alla tredicesima ora. La dottoressa risponde agli ultimi whatsapp che sono arrivati già da mezz’ora. E lei col sorriso ha ancora la forza di dire: «Lo scriva, lo scriva è importante acquistare un saturimetro. È essenziale che le persone se lo procurino perché è uno strumento semplice e valuta la funzione polmonare». Sono 41 anni che la dottoressa visita, dà consigli, aiuta, fa diagnosi, prescrive medicine e accertamenti. L’ultima domanda: Rifarebbe questo lavoro? «Certo – risponde senza esitazione – Sono un medico». –

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web