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Non farò mai l’asporto a questo punto chiudo e riparto quando potrò

Non farò mai l’asporto a questo punto chiudo e riparto quando potrò

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«Io chiudo». Non sente ragioni né usa mezze misure Marco Masetti, titolare del ristorante Il Rifugio di via Mayer, dopo «l'ennesima ordinanza improvvisa di quelle che ci sconvolgono tutto dall'oggi al domani».

Masetti è uno di quegli esercenti «ben contento di chiudere se c'è in atto un'emergenza sanitaria, invece non lo sono, perché l'emergenza era rientrata (con l'estate, ndr) ma poi si è riaperto tutto (dopo il lockdown, ndc) senza preoccuparsi di contenere e fare i controlli».

Masetti è anche uno di quegli esercenti che «dopo l'aumento delle distanze e la riduzione dei posti a sedere ho messo anche il plexiglas fra i tavoli e le macchine a ozono per purificare l'aria e tutto il resto, ho fatto tutti gli adeguamenti che erano richiesti volta volta e anche di più mettendoci quasi tremila euro. E invece ci continuano a considerare gli untori, sempre noi».

E così, malgrado gli ordini già piazzati ai fornitori (con relativi pagamenti), di fronte alla prospettiva di 15 giorni di ulteriori sacrifici Marco Masetti punta i piedi e prende la sua decisione.

«Io a fare l'asporto al mio locale non ci penso nemmeno - dice - anche perché chi se la mangia a casa la carne alla brace? A questo punto chiudo proprio e riapro quando ci saranno le condizioni per poter lavorare». —

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