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Muore con il Covid storico dirigente del porto: "Ho visto le bombe, questo virus è peggio"

Muore con il Covid storico dirigente del porto: "Ho visto le bombe, questo virus è peggio"

Aveva 91 anni. L'’impegno nell’organizzazione dei lavoratori fino a diventare leader regionale, nel 1980 diventa viceconsole della Compagnia al fianco di Italo Piccini 

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LIVORNO. «Ho visto le bombe della guerra ma questo virus invisibile è peggio». Vinicio Cioni l’aveva detto alla figlia Catia e alla fine, a 91 anni, nella lotta contro questo maledetto Covid-19 non ce l’ha fatta, lui che a cavallo fra gli anni ’70 e ’80 aveva combattuto cento battaglie sulle banchine tanto nella trincea del sindacato quanto in quella della Compagnia. I familiari raccontano che sia lui che la moglie Mirella erano risultati positivi: li hanno portati all’albergo sanitario di Bientina, poi il ricovero nella “bolla Covid” dell’ospedale di Pontedera mentre lei sta migliorando. «Mio padre – racconta la figlia – doveva fare i conti anche con le conseguenze del grave infortunio sul lavoro di tanti anni fa che gli aveva lasciato un polmone in meno». Poi con un nodo di commozione che le stringe il respiro, aggiunge: «È uno strazio, li abbiamo seguiti noi familiari ben “mascherinati” finché non li hanno portati via: da allora non è stato più possibile un abbraccio e neppure anche solo tenergli la mano».

Al di là dello strappo agli affetti familiari, in questo caso c’è anche la dimensione pubblica dell’ex dirigente di primo piano del mondo portuale: prima come sindacalista, poi ai vertici della Compagnia lavoratori portuali negli anni di Italo Piccini. Non è un caso che a dare l’annuncio del decesso sia, con un affettuoso omaggio, proprio la Compagnia portuale che era “casa” sua nel quartier generale di via San Giovanni. «Apprendiamo con costernazione e dolore» la notizia della scomparsa, dice il presidente Enzo Raugei: «Con Vinicio perdiamo un altro pezzo importante della nostra storia portuale e cittadina». La figlia rammenta un episodio scherzoso di quando col sorriso il padre le disse che non aveva voluto prendere quel treno per Roma dove volevano affidargli un incarico nazionale nella portualità: «Mi raccontò che al ministro aveva detto: ma a Roma ce l’avete i Quattro Mori? E allora non ci posso venire…».

Cioni era entrato ventenne nei ranghi della Compagnia nel 1949, quando il porto cominciava a rimettersi in piedi dopo i gravissimi danni per i bombardamenti alleati e per le mine e gli affondamenti di navi nelle darsene da parte delle truppe naziste in ritirata. In realtà però presto ha preso la strada dell’impegno sindacale e all’interno dell’organizzazione dei portuali Cgil, che allora rappresentava 2mila lavoratori sulle banchine, aveva salito i vari gradini della responsabilità fino a diventare leader del sindacato a Livorno e successivamente su scala regionale. Quando torna nel Palazzone di via San Giovanni lo fa per affiancare Italo Piccini: eccoci nel 1980 e Cioni è nella squadra dei viceconsoli, lui comunista in tandem con il socialista Leonetto Nosiglia. «Era un dirigente apprezzato. Siamo nel periodo in cui la Compagnia è in espansione – ricorda Mario Camici, ex dirigente portuale ma della generazione successiva – nella fase di crescita dei traffici di contenitori, immaginata sì da Italo Piccini in primis ma fatta propria da quel gruppo dirigente, prima che arrivassero i decreti Prandini a cambiare tutto».

«Una brava persona, sanguigna: era del Pontino e sapeva stare in mezzo alla gente guadagnandosi il rispetto di tutti», dice Gino Corradi, esponente storico del remo livornese: «È un pezzo della nostra storia che se ne va per sempre». Raugei lo rammenta come una figura «caratterizzata da una forte personalità e carisma», era stato «segretario regionale e provinciale della Filp-Cgil, nella fase delle importanti conquiste per i lavoratori portuali, quali il salario garantito ed altri istituti contrattuali». E aggiunge: «Vinicio aveva un peso importante ed era ascoltato anche a livello nazionale». La Compagnia portuale porge alla famiglia «le condoglianze dei lavoratori portuali e il ringraziamento per quanto Vinicio ha fatto per la crescita e l’avanzamento dei lavoratori portuali e della Compagnia».
 

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di Redazione web