Gioco
Il disagio dei non-pneumologi nelle corsie Covid ora le divergenze tra medici esplodono sui social
Mentre il primario Bigazzi precetta tutti per fare turni nei reparti dei contagiati, molti camici bianchi si lamentano della mancata formazione
IL CASO
Il direttore del dipartimento delle specialistiche mediche dell’Asl, Roberto Bigazzi, è passato alle maniere forti. Nel fine settimana ha confermato la chiamata alle armi per tutti i medici ospedalieri dipendenti dal suo dipartimento con un ordine di servizio. Non più dunque un invito, ma una vera e propria precettazione.
«L’attuale organizzazione dell'assistenza clinica ai pazienti Covid positivi ricoverati nei reparti dei presidi ospedalieri della nostra azienda non può più reggere - è la posizione del primario -. Come Dipartimento siamo tutti chiamati a contribuire alla copertura del monte ore necessario alla gestione delle varie attività cliniche rivolte alla cura di questi pazienti. Tutti dobbiamo essere coinvolti».
La richiesta di Bigazzi ha acceso una profonda agitazione tra i medici. «Un gastroenterologo, un neurologo, un cardiologo o un diabetologo non hanno la formazione necessaria per la gestione diretta dei pazienti Covid», è stata la reazione di molti. E il dibattito tra i camici bianchi, oltre che nei corridoi dell’ospedale e nelle chat interne, adesso è esploso anche su Facebook, raccontando una situazione di grave disagio che diversi dottori non specialisti dell’apparato respiratorio stanno vivendo, preoccupati per la mancanza di una formazione nella gestione del virus.
«SIAMO ALLO SBARAGLIO»
Partiamo dall’antefatto. Come aveva raccontato il Tirreno nei giorni scorsi, l’invio nelle corsie Covid di medici non specialisti in Pneumologia o in Malattie Respiratorie aveva creato subbuglio tra i camici bianchi ospedalieri. «Ci mandano allo sbaraglio», ha scritto in una lettera al segretario nazionale del sindacato Anaao (il più rappresentativo tra i medici ospedalieri) il neurologo Giovanni Delogu.
E la stessa Anaao aveva mandato una diffida all’Asl a non utilizzare medici non specialisti in Pneumologia con i pazienti affetti da coronavirus, se non dopo una formazione specifica.
IL PRIMARIO: «SIATE RESPONSABILI»
La replica di Bigazzi a Delogu e all’Anaao era stata pesante: «Dichiararsi inadeguati alla gestione di pazienti Covid non qualifica la capacità di assistenza del sistema, ma quella di alcuni a stare all’interno del sistema sanità», ha detto il primario richiamando tutti a un senso di responsabilità.
MEDICI CONTRO
La questione, come dicevamo, non è finita con le parole di Bigazzi. Anzi la posizione del primario ha creato una spaccatura tra gli stessi medici, alcuni dei quali hanno avuto accesi scambi di vedute anche sui propri profili social, a conferma che il problema è molto sentito.
Ad innescare il dibattito è stato Baldassare Ferro, rianimatore, braccio destro del primario Paolo Roncucci, che si è schierato con Bigazzi. «In un momento emergenziale come questo esiste la necessità di competenze forti in reparti intensivi per il trattamento della malattia grave, ma accompagnata da una generosa manodopera di tutti i colleghi che possono essere di estremo aiuto nei reparti di degenza Covid».
E ancora: «Siamo tutti sulla stessa barca in mezzo ad una tempesta di cui non vediamo la fine. È necessario prendere coscienza che il nostro ospedale ha bisogno di tutti e del sacrificio di tutti, ognuno nel suo ruolo. Tutte le parole frutto dello stress immenso se le porta via il vento».
Ma contro la posizione di Ferro si sono schierati in molti. Ha replicato Francesco Bellini, cardiologo emadinamista: «Non si può dire che ora è un momento emergenziale come a marzo: adesso si sapeva che sarebbe arrivato, quando abbiamo chiesto di essere formati, era in atto il piano B (speriamo che non succeda). Da un anno aspettiamo questa botta, è tardi ora per formare. Capisco bene le perplessità degli altri specialisti, anche dei miei colleghi di branca».
Col cardiologo è sceso in campo mezzo reparto di Neurologia ma non solo. Scrive Giovanna Bellini, neurologa: «L’identificazione e la preparazione di medici turnanti in Covid andava fatta da giugno; ognuno di noi avrebbe dovuto avere almeno una mini esperrizzazione in ciò che sarebbe servito per gestire pazienti Covid. Siamo professionisti non martiri, e sappiamo cosa siamo e non siamo in grado di fare per i pazienti».
Mentre i neurologi Cristina Fioretti e Claudio Poli ampliano il raggio della riflessione rispondendo anche a certe posizioni di Bigazzi: «Non vorremmo sfuggisse il piccolo particolare che i Neurologi, come tutti gli altri specialisti per cosi dire “non Covid” stanno svolgendo quotidianamente in tutti i reparti dell’ospedale, dal pronto soccorso all’intensità ai reparti Covid il loro dovere di specialisti garantendo così, per quanto possibile, anche ai pazienti non Covid la dignità della cura». —
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