Gioco
«È tua», basta abbandonare le mascherine Ecco le foto choc della reporter Laura Lezza
L’iniziativa di Comune e Aamps per sensibilizzare i cittadini contro una pratica che fa danneggia l’ambiente. Il sindaco: «Serve rispetto»
il racconto
Matteo Scardigli
È tua. Non di chissà chi, buttata chissà quando. È tua. E ti è caduta. L’hai buttata oggi, ieri o l’altroieri, e l’hai lasciata lì. È la tua mascherina quella sul marciapiede o in un cespuglio, lungo la spiaggia o sul sentiero di collina. È tua come tuoi sono i 12 scatti della fotografa internazionale Laura Lezza che ritraggono il dispositivo di protezione individuale che oggi è – ma troppo spesso, come si vede, non è – sulla bocca di tutti.
Comune di Livorno e Aamps, l’azienda partecipata che si occupa della gestione dei rifiuti e supporta l’iniziativa, hanno scelto le immagini più rappresentative realizzate dalla reporter a partire dal 18 aprile e le esporranno in una mostra diffusa sulla città, con cartelloni piccoli e grandi: il primo è già affisso alla rotatoria di Levante, gli altri compariranno nei prossimi giorni negli spazi lasciati liberi dai manifesti di eventi e spettacoli bloccati a colpi di decreti. Ma anche sui social, con l’obiettivo di creare e alimentare una collettiva riunita dall’hashtag #latuamascherina.
«Il Covid-19 ci ha cambiati anche in questo, mai avremmo pensato che le mascherine potessero diventare un problema; eppure nella nostra città ce ne sono migliaia e migliaia», confessa il sindaco Luca Salvetti, rivendicando come «Livorno sia una delle prime città in Italia a proporre un’iniziativa come questa, un racconto per immagini che lancia un messaggio di impatto sull’inquinamento ambientale». Del resto quelle mascherine a terra le vediamo tutti «ma è grazie alle foto se le notiamo», precisa l’assessora all’ambiente Giovanna Cepparello, che poi ricorda: «Il Ministero stima che entro dicembre saranno prodotte circa 100mila tonnellate di mascherine da conferire correttamente, numeri altrimenti da dramma ambientale. Lezza ci aveva proposto la sua idea durante il primo lockdown e l’abbiamo accolta con molto entusiasmo». L’auspicio infatti, condiviso dall’amministratore unico di Aamps Raphael Rossi, è quello di consolidare un cambio di passo culturale (al quale Il Tirreno invitava proprio la scorsa primavera): «Anch’io all’inizio pensavo che questi “nuovi” strumenti fossero solo di carta o di stoffa, al limite con una piccola anima di metallo, invece una volta disperse nell’ambiente le mascherine hanno lunga vita e un grande impatto. Ecco perché vanno gettate nell’indifferenziato. Lezza è una vera artista – conclude – che oggi alza il livello della comunicazione».
A proposito della rimozione delle mascherine – che sono presidi medici sui quali potenzialmente possono resistere il Covid-19 e altri agenti patogeni – Rossi invita «a non raccoglierle assolutamente a mani nude». Casomai a conferirle correttamente nei gettacarta in giro per la città o nel saccone nero di casa propria. Lezza, livornese diplomata all’Enriques e laureata a Pisa con un dottorato in filosofia, lavora per l’agenzia fotografica Getty Images, con sede a Seattle. Il suo lavoro l’ha portata in giro durante tutta questa pandemia fin dal mese di febbraio. Poi, un giorno, la coda dell’occhio ha registrato un dettaglio, e l’intuizione ha fatto “click” e non si è più fermata: «Livorno è messa malissimo, come le altre città e i paesi. E stavolta non si può dare colpa ai turisti perché non ce ne sono. Oggi abbiamo questo vantaggio narrativo sul mondo (la mostra diffusa, ndr) che ci spinge a fare una riflessione che mi auguro possa risultare più incisiva di una multa», racconta. E l’hashtag #latuamascherina si pone proprio questo obiettivo. I promotori invitano infatti tutti i livornesi (per ora, visto che Cepparello è pronta a estendere l’iniziativa anche ad altre pubbliche amministrazioni) a raccogliere con lo smartphone le mascherine cadute e mai raccolte, gettate o dimenticate sul territorio comunale. E a condividerle su tutti i social, così da alimentare una collettiva che più collettiva non si può. Sperando che il messaggio metta radici e che vinca la civiltà. —
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