Gioco
Vi racconto di Ennio, quel genio di mio fratello che sperimentò il primo televisore
Il talento del nostro Marchegiani, recentemente scomparso a 86 anni nell’affettuoso amarcord di Elio: la passione pionieristica per l’elettronica
LIVORNO. Il pittore livornese Elio Marchegiani, una grande firma che non ha bisogno di presentazione nel mondo dell’arte, ricorda il fratello Ennio, tecnico del tirreno per lunghi anni, scomparso di recente.
Forse non sapete che: molti anni fa una lontana parente Marchegiani nata a Siracusa e vivente a Milano, in amicizia con Ettore Marchegiani, mio padre, morto nel 1951, rimase con me in contatto soprattutto telefonico per riferirmi sulla sua “necessità” di scoprire come dei Marchegiani con cotale nome, fossero una dinastia Siracusana. Pertanto la lontana parente, mi comunicava costantemente notizie delle sue scoperte genealogiche che nei secoli proponevano i Marchegiani in eccezionali situazioni come: vescovi, guerrieri, politici, imprenditori fino a quando un lunghissimo suo silenzio mi pose nella curiosità di telefonare per avere sue notizie.
Mi rispose tristissima: aveva scoperto che i Marchegiani erano stati pirati di San Benedetto del Tronto condotti ai lavori forzati in Sicilia che si sarebbero riscattati nei secoli, tramutando anche un ramo dei Marchegiani in uomini di Legge: si imponeva ai promogeniti l’obbligo di tale indirizzo. Vedi, così, la mia iscrizione alla Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Pisa ove erano eclatanti docenti, amici di mio padre come Iannaccone costituzionalista. Mio padre Ettore prima di entrare in coma durato alcuni giorni, prendendomi una mano mi affidò il futuro di mia madre e di mio fratello Ennio e sorella Liliana: ero il primogenito ventiduenne.
Voglio ora scrivere soltanto di Ennio detto in famiglia Nini. Bambino “gracilino” come diceva mia mamma Emma. Era molto coccolato anche più di mia sorella nata tre anni dopo. Il “gracilino” però già da piccolissimo dimostrava una attenzione a particolari oggetti, specialmente le spine elettriche, che non ancora camminando a “gattoni”, si divertiva a staccare dalle prese con un rischio non indifferente. Crescendo ma ancora ragazzino con l’ “aggiusto io”, nel caso di tante possibili rotture, dava la sua “normale” disponibilità. Così in avanti fino all’arrivo della Polizia a casa: il motivo: un Ponte radio costruito con l’amico, il figlio di un notissimo avvocato livornese con il quale comunicava, disturbando tutto l’ascolto radio del quartiere. Abbiamo evitato guai seri con l’intervento dell’avvocato padre. Il mezzo del disturbo: la modifica di radio portabili su moto della polizia americana comprata al mercatino di Piazza XX Settembre. Nini continuava la sua passione mentre io dovendo contribuire all’economia casalinga lavoravo al Setaf Camp Darby Base Usa evitando, divenuto capo famiglia, il richiamo militare.
Passando gli anni Nini era sempre più preso dalla sua passione che io non ostacolavo, vedendolo regolarmente frequentare gli studi fino a quando un giorno affrontandomi supera una certa sottomissione e naturale timidezza, mi dà per scontata la sua assunzione al Setaf nello specifico che a lui interessava l’elettronica. Aveva di nascosto fatta domanda al comando Usa superando le difficilissime prove e assunto immediatamente. Nei miei confronti solo poche parole: «Il mio futuro in una organizzazione, dove in altre funzioni lavori anche tu«. Voglio evidenziare che la prova superata da Nini per la sua assunzione, consisteva nel trovare in una scaffalatura piena di pezzi di ricambio, il particolare mancante a dieci oggetti elettronici, con possibilità di due errori di cui non ebbe bisogno il suddetto nostro Nini.
In Italia si parlava dell’arrivo imminente della televisione anche se nelle sperimentazioni erano scoppiati alcuni cubi catodici. Nini mi dice: a quella che costruisco io non scoppierà il tubo catodico. Così fu: gli inquilini del palazzo di Corso Mazzini scesi in strada, lui da solo nello stabile che accendeva la prima televisione veramente sperimentale in Italia che funzionava con il futuro di un pieno serale di curiosi a casa nostra spesso e volentieri.
Abbandonati gli studi e arrivato per lui il richiamo militare da cui non poteva sottrarsi, riceve notizia dal Colonnello americano da cui dipendeva , che entrato in contatto con il Comando Italiano aveva ottenuto la possibilità che Ennio Marchegiani militare operativo all’Aeroporto di Pisa firmasse la sua presenza in loco trasferendosi giornalmente, anche in divisa, al Comando Americano per proseguire il suo lavoro essendo l’Aeroporto di Pisa a minima distanza dalla Base e lui indubbiamente indispensabile! Nini così resta qualche anno al Setaf impossessandosi di quanto possibile avvenieristico elettronico per poi proporsi in Italia al meglio che è già a voi noto.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.39488269:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2020/11/01/news/si-e-spento-a-86-anni-ennio-marchegiani-ex-tecnico-del-tirreno-e-pezzo-di-storia-del-giornale-1.39488269]]
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
