Il Tirreno

Livorno

l’invito a istituzioni e forze sociali 

Data da non lasciare cadere nell’oblìo lì nasce la memoria di quel che siamo

claudio frontera

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l’intervento

claudio frontera

Il prossimo 22 novembre ricorrerà il centenario dell’elezione (da parte del consiglio comunale) del sindaco Uberto Mondolfi: la sua giunta è stata la prima amministrazione socialista democraticamente eletta a Livorno.

Nelle elezioni del 7 novembre 1920 il Partito Socialista era risultato vincitore col 48,47% dei voti e, dato il sistema maggioritario entrato in vigore proprio con quel turno elettorale, esso era in grado di disporre di una maggioranza in consiglio comunale.

Quell’Amministrazione, meno di due anni dopo, il 3 agosto 1922, sarebbe stata costretta, con la violenza, a rassegnare le dimissioni. La volontà popolare venne allora calpestata dalle squadre armate dei fascisti, non solo livornesi, ma provenienti da varie località della Toscana e guidate dal marchese fiorentino Dino Perrone Compagni e dal livornese Costanzo Ciano.

Tra il 1 e il 2 agosto 1922, dopo la distruzione di circoli democratici in varie parti della città, le camicie nere assaltarono la Camera del Lavoro. Ci fu un conflitto a fuoco con 4 morti tra coloro che difesero la sede, oltre a numerosi feriti. Al termine di scorribande urlanti a S.Marco, furono aggrediti e uccisi a sangue freddo, nella loro abitazione in via Santo Stefano, i fratelli Pilade (consigliere comunale) e Pietro Gigli, entrambi esponenti comunisti e ferita gravemente la loro madre. Nelle loro case furono aggrediti anche gli assessori comunali Giuseppe Bacci, Giorgio Urbani e Giuseppe Cardon e il consigliere comunale Garfagnoli. Un altro consigliere comunale, Luigi Gemignani, fu gravemente ferito e morì 5 giorni dopo. Infine, il 3 agosto si ebbe l’atto conclusivo: le bande armate misero sotto assedio il Palazzo Comunale, all’interno del quale la giunta era riunita in seduta permanente. Solo di fronte a gravi e, purtroppo, credibili minacce alle famiglie dei componenti dell’amministrazione e di ulteriori violenze in città, l’amministrazione Mondolfi rassegnò, in Prefettura, le dimissioni nelle mani del prefetto Verdinois (che non aveva assolutamente protetto le istituzioni elettive e i rappresentanti democratici dalle violenze armate dei fascisti, né schierato le forze dell’ordine a sedare quel clima avvelenato di guerra civile), alla presenza, non giustificata, di Costanzo Ciano.

Il ricordo dell’elezione e dell’insediamento della giunta Mondolfi (e della sua composizione) è importante inj generale, per onorare la memoria di una amministrazione democratica scelta come bersaglio dalla violenza fascista, ma anche, in particolare, per riconoscere la profondità storica delle radici della sinistra democratica livornese, capace di vincere già un secolo fa in una elezione cittadina (la prima a suffragio universale, anche se solo maschile). Spesso si fa riferimento alle elezioni del dopoguerra, come inizio del ciclo politico che ha visto susseguirsi a Livorno amministrazioni locali di sinistra, mentre la capacità di raggiungere una maggioranza elettiva a livello comunale risale molto più indietro nel tempo.

È auspicabile la promozione di adeguate iniziative commemorative da parte delle istituzioni e delle forze politiche e sociali democratiche cittadine, ovviamente nel massimo rispetto delle disposizioni vigenti in ordine al contenimento del contagio da Covid-19. —

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