Gioco
Che errore pensare che la storia inizi domani
Sia pure in questo periodo opaco mi appare opportuno ricordare la vittoria socialista alle elezioni amministrative del novembre 1920 e il sindaco che guidò quell’amministrazione: Uberto Mondolfi. Per molti, forse troppi, questo centenario sarebbe passato come acqua sul marmo. Livorno non ha un grande culto della memoria: per noi la Storia inizia sempre... da domani.
L'occasione mi appare propizia per ricordare anche come, al momento della discussione in consiglio comunale della proposta di Statuto regionale, mi permisi di avanzare la proposta di inserire la storia della città nei programmi scolastici. Non ebbe risposta. Sarei curioso di organizzare un sondaggio per conoscere quanti delle nuove generazioni - e forse non solo di queste - sarebbero in grado di ricostruire una pagina così gloriosa finita tragicamente per l'avvento della dittatura.
Di Mondolfi voglio ricordare il saluto che rivolse al XVII congresso nazionale del Partito socialista (15-20 gennaio 1921): «Pensate che noi stiamo preparando qui, intavolando, un nobile banchetto di idee. Pensate che però alla porta della sala non sta di certo il povero Lazzaro ad attendere le briciole ma sta il ricco Epulone che dal nostro banchetto intellettuale spera di raccogliere qualche rifiuto. Noi a questi di fuori, che godono di sapere che tra noi ci sono dissensi, rispondiamo che è sì una crisi quella attuale del Partito: ma non è una crisi di povertà, è bensì una crisi di ricchezza».
Sarebbe opportuno rileggere gli atti del Congresso. La Storia ha dato ragione al riformismo socialista. Su Livorno che nel novembre 1920 aveva dato 7.915 voti al Psi su 16.825 votanti calò un velo di conformismo, che è durato anche nell'età repubblicana. Il 1° dicembre 1923 il consiglio comunale deliberò la cittadinanza onoraria a Mussolini, cancellata su mia segnalazione al congresso dell'Anppia solo lo scorso anno. Ma voglio ricordare anche che il 19 luglio 1924, in un consiglio comunale “fascistizzato”, il consigliere di minoranza repubblicano avv. Giorgio Campi commemorò Matteotti: un gesto eroico. Poche settimane più tardi, a metà settembre, i fascisti devastarono la sede della Massoneria in Via Borra. E nel novembre ’26 il prefetto requisì l'immobile della Fratellanza Artigiana: vi si insediarono il Fascio delle Donne e la sezione della controaerea. —
(nella foto: il busto di Mondolfi scolpito da Vitaliano De Angelis proprietà di Massimo Bianchi)
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