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Dopo 91 giorni di buio Daniele ritrova la vita «Il miracolo dei medici mi ha tolto alla morte»
Dal terribile incidente dell’8 agosto al ritorno alla normalità in famiglia «Sono uscito dall’ospedale con le mie gambe, è stato fantastico»
IL RACCONTO
sabrina chiellini
Ce l’ha fatta il medico che, dopo un grave incidente stradale in moto lungo l’Aurelia, soccorritori e medici dell’ospedale di Cisanello avevano dato quasi per morto. Era estate. Ora il dottor Daniele Galli, 46 anni, livornese che vive a Pisa e lavora all’ospedale di Livorno, è tornato alla vita, accolto dal lungo abbraccio della moglie e delle figlie.
Una gioia difficile da descrivere. Unita al bisogno di dire Grazie a chi gli è stato vicino in questi interminabili mesi. «Quando sento il racconto del mio tragico incidente – dice l’oculista – penso che oltre a un aiuto di strane forze, sia stato fondamentale il lavoro dei medici. Se sono ancora qui è grazie alle persone che all’arrivo al pronto soccorso mi hanno salvato la vita. Devo tutto a chi mi ha aiutato a rimettermi in piedi».
Il pensiero ritorna a quel sabato mattina di inizio agosto. «Mia moglie Valeria ricorda di essersi sentita dire: “Signora se e come suo marito uscirà di qui, Dio solo lo sa”», rivela Galli. Il buio della vita sospesa.
«Il mio grazie va al dottor Paolo Malacarne, primario di rianimazione e alla sua meravigliosa squadra di collaboratori. Quel giorno, l’8 agosto, sono riusciti a tenermi in vita nonostante le mie gravi condizioni». Galli è rimasto per 23 giorni in rianimazione, mantenuto sempre sedato e quindi privo di conoscenza.
«Come angeli gli infermieri e i medici non solo mi hanno strappato alla morte, ma lo hanno fatto nel migliore dei modi e cioè non dimenticandosi mai dei miei familiari: non sono mai stati lasciati soli», aggiunge l’oculista, pensando all’inferno che anche la sua famiglia ha dovuto affrontare.
In questa storia l’umanità dei medici nel rapporto con il paziente ha fatto la differenza. «Quella mattina al pronto soccorso ho “incontrato” il dottor Federico Coccolini, dirigente medico nel reparto della chirurgia d’urgenza. Ho avuto l’immensa fortuna di poter essere subito operato. Un’emorragia che mi stava portando “altrove”. Non potrò dimenticare – ricorda ancora Galli – la sua incredibile umanità, oltre che l’estrema professionalità, che si sono tradotte in un sostegno quotidiano per 46 giorni».
Il professor Massimo Chiarugi, primario della chirurgia d’urgenza, «ha provveduto chirurgicamente in maniera egregia ai problemi addominali post incidente», dice l’oculista livornese. Passata la prima fase, è entrato in campo il professor Michelangelo Scaglione, primario di ortopedia e traumatologia. Ha eseguito un complicato intervento al bacino.
«Cammino di nuovo, eppure non era scontato», commenta Galli lasciandosi scappare un sorriso carico di emozione per una storia terminata col più lieto dei finali.
Gianluca Ciapini, ortopedico, ha poi effettuato altri interventi, per affidare il paziente, successivamente, alla riabilitazione. «Grazie alla professoressa Gloria Raffaetà, primario del reparto di ortopedia riabilitativa, e alla dottoressa Agnese Menconi: per settimane mi hanno seguito come un figlio che deve muovere i suoi primi passi. Tutti sono stati gentili, oltre che preparati».
L’insieme di tante professionalità ha prodotto quello che a tutti gli effetti sembra un miracolo. «Sono uscito dall’ospedale con le mie gambe, è qualcosa di incredibile. Con due stampelle certo, ma camminando. La mia vita è ancora diversa da quella che avevo prima, ma sono riuscito a rivedere una luce in fondo a un tunnel che è stato lungo 91 giorni».
L’abbraccio delle figlie, Chiara e Cecilia, e la presenza costante della moglie Valeria hanno rappresentato l’emozione più grande dal giorno in cui Galli si è svegliato dal coma farmacologico e ha capito di non avere perso la sua voglia di vivere e di tornare al lavoro. —
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