Il Tirreno

Livorno

Coronavirus, in piazza Attias in mezzo ai ragazzi con mini-guida e mascherine: "Ecco come proteggersi"

Flavio Lombardi
Coronavirus, in piazza Attias in mezzo ai ragazzi con mini-guida e mascherine: "Ecco come proteggersi"

Gli operatori delle associazioni per diffondere la consapevolezza: difendersi dal Covid coprendo naso e bocca (ma anche restando distanziati)

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LIVORNO. Gabriele, Cristian, “Giorgione”, Morgana, Arianna: sono i nomi di alcuni dei ragazzi che ieri pomeriggio hanno fatto informazione sull’emergenza coronavirus in piazza Attias ed in rappresentanza di Arciragazzi Livorno, Lila P 24, Don Nesi Corea, Agesci scout di piazza 2 Giugno, Progetto Strada. Avvicinamento soft verso la gioventù, in collaborazione con il Comune (assessorato delle politiche sociali). Lo start è in una zona scelta non a caso, visti i recenti fatti di cronaca. Ma non sarà l’unica con utilizzo di postazione fissa. L’esordio con i gazebo è stato incoraggiante: si ripeterà ma ci si sposterà anche altrove e sempre dove l’assembramento giovanile non manca . Al moletto di Antignano, per esempio. E si aggiungeranno presto altre associazioni.

Alle 15 le due tende erano montate. Una, proprio accanto alla “A”, visibile anche per chi passava da via Ricasoli per dirigersi sulla via Marradi. È la parte della piazza che accoglie adolescenti che vanno dai 12 ai 18-20 anni. L’altra struttura, accompagnata come la precedente da roll up e manifesti attaccati con nastro adesivo a mini transenne, è in prossimità dell’ascensore lato piazza Magenta. Anche lì c’è un gruppetto e che sembra tuttavia composto da ragazzi più “tosti”. Come altri visti prima, in molti hanno la mascherina, ma non la indossano correttamente. Giocano con un pallone di cuoio, alternando, assieme ad alcune ragazzine, momenti di football ad altri di pallavolo. In alcuni si nota confidenza con la coordinazione nei movimenti, propria chi fa sport per davvero.

Basta fare loro i complimenti per uno stop ben eseguito o per una ricezione fatta come Dio comanda, ed arriva un po’ d’attenzione e la confessione di un moretto con gli occhi furbi: «Gioco in una squadra, ma ora siamo fermi». Poi, il sorriso di una bimba, anche lei una sportiva adesso senza sport in questo periodo di pandemia e di stop alle attività. «Vado a cavallo, ma ora sto con i miei amici». Certamente si tratta di giovanissimi affiatati che non smettono mai di vedersi. Ma senza altre distrazioni, la piazza è diventata per loro l’unico punto di riferimento. Eva Fedi, vicepresidente di Arciragazzi, riferisce quello che è il messaggio da far passare. «Bisogna proteggere per proteggersi: uso della mascherina tenendo al coperto bocca e naso, poi il distanziamento. Alcuni hanno già capito, per altri si deve lavorare un po’ di più. Importante è parlare coi ragazzi ed ascoltarli. Aiutando nel compito anche le famiglie. Perché spesso a casa c’è un comportamento e fuori, il gruppo ti induce a fare altro».

Per Giovanni La Sala, educatore e coordinatore responsabile delle politiche giovanili di Arciragazzi, l’esperimento appena partito è «il naturale proseguimento della lettera che il sindaco inviò a tutti i giovani. Creiamo un contatto, diamo consapevolezza dei rischi del Covid e sollecitiamo l’uso della mascherina dando indicazioni di comportamento anche distribuendo un vademecum». I volontari, tutti giovani, si muovono in mezzo al brulichio. Avvicinando i coetanei o i più piccoli, col sorriso. Anche quando ci sarebbe da sgridare. «Se ti sei dimenticato la mascherina ne abbiamo una noi, te la regaliamo. Però, indossala: è importante». C’erano pure vigili urbani in borghese a seguire a distanza e pronti a intervenire. Non c’è stato bisogno. Il linguaggio semplice fra ragazzi, dove serviva, ha ottenuto lo scopo».
 

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