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Sos raffineria, il sindacato chiede di investire sui biocarburanti
stagno
Non c’è più spazio in Italia per le raffinerie petrolifere tradizionali: o hanno una riconversione radicale in direzione dei bio-carburanti o non hanno futuro. Inutile dire che le dichiarazioni del numero uno di Eni, Claudio Descalzi, hanno evocato brutti fantasmi per i 420 dipendenti diretti dello stabilimento di Stagno del “cane a sei zampe”, per gli altri 600 dell’indotto e per i loro sindacati.
Torna, insomma, a farsi incandescente la temperatura sindacale attorno al principale stabilimento del nostro territorio: lo scontro è appena ricominciato. Sembra il remake di quando nel decennio precedente i vertici della multinazionale made in Italy avevano detto qualcosa del genere e poi alla conquista della raffineria era saltato fuori a più riprese un finanziere poco disposto a evitare tagli choc ai posti di lavoro.
«È per questo che noi organizzazioni dei lavoratori – dice il sindacalista Cgil Gianluca Persico – avevamo incontrato i sindaci Luca Salvetti e Adelio Antolini per arrivare a coinvolgere la Regione e il nuovo governatore Eugenio Giani. Con un obiettivo: anziché aspettare che Eni metta sul tavolo quel che vuol fare, vogliamo essere noi, sindacato e istituzioni insieme in un fronte comune, a incalzare la controparte».
Dietro le preoccupazioni del sindacato c’è l’idea che sia indispensabile arrivare a riconvertire la raffineria sul modello di quanto avvenuto a Gela o a Venezia: altrimenti, stando all’impostazione del sindacato, anche la produzione di lubrificanti rischierebbe di ritrovarsi su una prospettiva poco rassicurante. Si tratta di un tipo di produzione – viene sottolineato – che ha un recupero di economicità solo se associato alla raffinazione di carburante. Dunque, se non c’è l’una c’è il pericolo che si trascini dietro anche l’altra…
«A nostro giudizio – insiste Persico – bisogna cogliere al volo l’opportunità del Recovery Fund per impiantare a Stagno una produzione di bio-carburanti di nuova generazione. E anche l’idea del nuovo impianto di trattamento di rifiuti francamente lo sentiamo più come un elemento di disturbo che come una soluzione reale: comunque non riuscirebbe a mantenere l’occupazione per quanti attualmente lavorano in raffineria e c’è il pericolo che diventi il nodo attorno al quale ci si accapiglia in una polemica fra istituzioni e residenti mentre per noi è marginale». —
M.Z.
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