Il Tirreno

Livorno

Muore di Covid a 76 anni, le lacrime della figlia: «Babbo stava bene...»

Giulio Corsi
Muore di Covid a 76 anni, le lacrime della figlia: «Babbo stava bene...»

Ricoverato 10 giorni fa per una polmonite interstiziale. Il racconto dei familiari: «Il virus gli ha preso il cuore, che dolore non averlo salutato»

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LIVORNO.«L’ultima volta che ho sentito la voce di mio padre è stata una settimana fa. Stavo parlando con la dottoressa che si trovava nella sua stanza, lui in sottofondo raccontava di non aver fame e di aver voglia soltanto di un bicchiere di Coca Cola. Il giorno dopo ho richiamato il reparto per sapere come stesse e per salutarlo, mi hanno risposto che era incosciente. Era sabato scorso. Babbo era entrato in coma, da allora non si è più svegliato».

Marina Corniglia, infermiera all’ospedale di Pontedera e consigliera comunale del Pd a Livorno, ha la voce strozzata dal pianto. Alle 2 di martedì 3 novembre dal 2° padiglione di viale Alfieri le è arrivata la telefonata che mai avrebbe voluto ricevere: «Babbo è morto», le hanno detto. Silvano Corniglia aveva 76 anni. Abitava a Stagno, dove si era trasferito nel 1984 proveniente dalla Liguria insieme alla moglie Anna Maria. Da 12 anni era in pensione, dopo una vita da muratore.

Stava bene Silvano. «Non aveva malattie di nessun tipo - ricorda la figlia Marina -. Si teneva in forma, in sella alla sua bici andava al mercato di Livorno tutti i giorni, sul mare, arrivava perfino a Pisa». Il Covid però non gli ha lasciato scampo. La figlia ripercorre i 10 giorni che hanno cambiato per sempre la vita della sua famiglia. «Una mattina mi chiama mia madre e mi dice che babbo sta poco bene, che è caduto per terra. Ci parlo e lui mi dice di sentirsi stanco. Ha la tosse da due giorni e una febbre leggera a 37,4. Decidiamo che è necessario un controllo. Ci mandano un’ambulanza. In pronto soccorso arriva con un’ipossia, ha difficoltà a respirare. La diagnosi è polmonite interstiziale da Covid», continua.

È sabato 24 ottobre. Silvano Corniglia viene ricoverato al 2° padiglione secondo piano. «I primi giorni stava benino - ricorda Marina -. Era vigile, orientato, a livello polmonare non peggiorava ma neanche migliorava. Purtroppo però ad un certo momento è comparsa una fibrillazione atriale. E dopo 5 giorni è andato in coma. Non era cardiopatico, non aveva mai avuto problemi al cuore».

Dal momento del ricoverro fino a ieri la moglie Anna Maria e le due figlie, Marina e Federica non hanno mai potuto vedere Silvano. «È la cosa più straziante, più dolorosa di questa malattia - racconta la consigliera comunale -, quella che ci sta logorando. Operatori socio-sanitari, infermieri e medici sono stati davvero eccezionali, sia quelli del pronto soccorso sia quelli del reparto. Voglio ringraziarli a nome della mia famiglia. Tutti i giorni ci chiamavano e ci aggiornavano, nonostante le difficoltà che stanno vivendo. Stamani (ieri, ndr) quando sono andata in ospedale a riprendere la tessera sanitaria di mio padre mi ci è venuto da piangere: “Siete stati gli ultimi a vedere mio babbo vivo”, gli ho detto».

 

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