Gioco
Chiesa, oltre 10mila al voto per i consigli In alcune parrocchie si slitta per il Covid
È una novità la scelta del vescovo Giusti di predisporre un’unica tornata con regole uniche per tutte le quasi 50 comunità. Più spazio per i laici ma la responsabilità resta nelle mani del prete
Mauro Zucchelli / Livorno
È sulla rampa di lancio una delle più capillari operazioni elettorali: più di 700 candidati in lizza, 48 consigli da eleggere, chiamate al voto migliaia e migliaia di persone. Sicuramente più di 10mila, anche se l’annuario pontificio dice che i cattolici in diocesi sono 180mila (ma in realtà la pratica religiosa effettiva non supera il 15%). Eppure nessuno ne parla: nemmeno all’ombra dei campanili delle 48 parrocchie della diocesi di Livorno che ne sono protagoniste. Si eleggono i consigli pastorali parrocchiali, creati per affiancare il prete al timone della parrocchia, l’unità territoriale più vicina al singolo fedele nella vita quotidiana (oltre agli eletti ci saranno membri di diritto e persone che possono essere chiamate a integrare il consiglio).
«Dopo il Giubileo della Misericordia si è ritenuto di potenziare ancora di più i consigli pastorale puntando sulla partecipazione e corresponsabilità», sottolinea don Alberto Vanzi, vicario giudiziale della diocesi e parroco a Sant’Anna (Quercianella). «Attenzione, però: non è un “consiglio dei ministri” o un “parlamentino”, – aggiunge don Grzegorz Kniaz (Ardenza) – la responsabilità resta nelle mani del parroco ma questo organismo può consigliarlo e fargli sentire vicina la “voce” della gente».
Le elezioni parrocchiali devono tenersi entro fine mese secondo regole unificate: è eleggibile chi vive nel territorio parrocchiale (ma anche chi abita altrove ma frequenta stabilmente quella tal chiesa), c’è incompatibilità con l’attività politica e occorre avere più di 18 anni. Non ci sono liste contrapposte bensì un elenco di nomi di persone che hanno dato la disponibilità. Chi vota? Non esiste un elenco di aventi diritto, semplicemente vota chi frequenta la parrocchia.
Negli anni ’90 è stata smantellata la rete decentrata di organismi di partecipazione: le circoscrizioni (prima dimezzate e poi cancellate) o i circoli di partito (sopravvive un po’ nel Pd ma neanche paragonabile al passato). E ora non esiste qualcosa del genere nel corpo sociale della collettività. L’unico paragone possibile è con gli organismi di partecipazione scolastica. «Ma la somiglianza con i consigli di classe dovrebbe dirla lunga: a scuola tanto si fa quel che dice il preside e casomai qualche prof, in parrocchia decide il parroco e il resto sta lì e stop», sbotta Paolo Guidi, trascorsi giovanili nelle sacrestie e ora allontanatosi dalla Chiesa.
Benché nemmeno il giornale on-line della diocesi vi dedichi molto spazio, la decisione del vescovo Simone Giusti di accomunare tutte le parrocchie in una unica tornata elettorale per rinnovare i consigli pastorali è una sottolineatura per indicarne l’importanza. Obiettivo: farli uscire dall’angolo del semplice ruolo contabile per far quadrare i conti delle parrocchie e soprattutto a impegnarsi per gli indigenti con la Caritas, ora che l’emergenza sanitaria ha portato all’uscio delle chiese un esercito di disperati. Beninteso, – dicono i collaboratori di suor Raffaella Spiezio, responsabile della Caritas diocesana – non è solo una fascia di clochard e migranti ma tante famiglie ex normali che all’improvviso, per una separazione familiare, per un guaio di salute o per la chiusura di una ditta o la fine del lavoricchio, sono precipitati all’ “inferno”. Colpa anche della pandemia.
Proprio il Covid 19 sta scombussolando anche la tornata elettorale. A partire dal fatto, come ricorda don Vanzi, che «dovevano essere in giugno ma il Covid le ha impedite». L’emergenza sanitaria e i provvedimenti restrittivi decisi man mano dal governo hanno spinto alcuni parroci a mettere nel freezer di nuovo le urne. Ad esempio, alla Sacra Famiglia (rione Shangai) guidata da don Rosario Esposito: «Non abbiamo ancora iniziato, vista la situazione del Covid-19». Idem nella super-parrocchia denominata Unità Pastorale Tre Arcangeli che raggruppa San Martino (Salviano), Ss. Annunziata dei Greci (Leccia-Scopaia) e Nostra Signora di Lourdes (Collinaia): «Con questa situazione di emergenza stiamo rimandando perché già si vedono poco in chiesa i membri del vecchio consiglio e vanno ancora individuate energie nuove», avverte il parroco Raffaello Schiavone.
Non è tutto. Finora ogni parrocchia andava per proprio conto e dunque càpita che, essendo previsto il rinnovo quando scadono o quando cambia il parroco, in alcuni casi il voto sia avvenuto da pochi mesi. Come a Santa Caterina (zona Venezia): «Si è da poco insediato il nuovo consiglio», spiega don Michele Esposto. Come ai Salesiani: il voto c’è stato nell’ottobre 2019 e non è escluso che si interpelli il vescovo se andare a una qualche forma di proroga o comunque di conferma. E anche a San Benedetto (piazza Venti Settembre) «ora non abbiamo elezioni», segnala don Tomasz Zurek.
Questo è un tempo disorientato in cui nelle chiese la pratica religiosa si è ulteriormente ridotta: il popolo dei fedeli è in buona parte costituito da anziani e sono proprio gli anziani cercare di stare al riparo dal rischio di contagio. E questo mette in campo tanti punti interrogativi. Come a Sant’Agostino, quartiere Fabbricotti: le elezioni sarebbero in agenda per il 15 e il 22 novembre, ma – racconta il parroco don Valerio Barbieri – «non credo che si terranno: a fronte di dodici posti in consiglio ci sono al momento soltanto sette candidati».
Non si creda però che si tratti solo di una comunità di vecchietti: a Sant’Agostino si sono fatti avanti sei uomini e una donna, un po’ di tutte le età. Nella parrocchia di Santa Croce a Rosignano, la proporzione maschi-femmine si rovescia: «Un consiglio di 12 persone, sedici i candidati, 11 donne e 5 uomini, soprattutto cinquantenni (cinque) e sessantenni (altrettanti) con un discreto ricambio rispetto al passato», avverte don Pio Maioli puntualizzando che nella sua parrocchia il voto sarà il 21 e il 22 novembre «così come a Santa Teresa e a Castiglioncello». Domenica a San Simone (Ardenza): «In campo parecchi anziani sì ma anche una persone di 44 anni, una di 53 e una di 60 – dice don Kniaz – ma grazie alla possibilità di cooptare tre persone faremo entrare anche figure più giovani». Invece a San Matteo (Fiorentina), guidata da don Cornel Adrian Benchea, i parrocchiani hanno votato il 25 ottobre alle messe domenicali delle 8,30 e delle 11 così come alla messa del giorno precedente. —
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