Gioco
Coronavirus, manager morto in Marocco: «Aveva realizzato il suo sogno, sapere che non c’è più fa male»
Parla la cugina che con la vittima ha condiviso l’infanzia: «Era tornato Livorno a trovarmi qualche anno fa, silenzioso ma pieno d’affetto»
LIVORNO. «L’ultima volta lo avevo visto tre anni fa, quando sono stata in Marocco e ci siamo incontrati. Poi era venuto a trovarmi anche a Livorno. Era solitario, spesso anche silenzioso, ma era attaccato alle sue cugine, ci voleva bene e quando poteva ce lo dimostrava».
Milva Brilli ricorda Valter Guiducci. «Abbiamo passato l’infanzia insieme a Livorno, ci trovavamo soprattutto d’estate e passavamo le vacanze giocando, divertendoci come tutti i bimbi. Valter – continua la cugina Milva – è sempre stato generoso e tranquillo. Ha avuto una vita molto movimentata, ma l’ha sempre affrontata con tanta voglia di combattere, contro tutto e contro tutti». Una determinazione che lo ha portato a diventare un imprenditore di grande successo, con il trasferimento in Marocco che ha sancito la sua esplosione a livello imprenditoriale.
«Era riuscito ad affermarsi mettendo anima e corpo nel suo lavoro, dandosi da fare giorno e notte per cercare di raggiungere il suo sogno, quello di possedere una grande azienda a livello internazionale. Ce l’ha fatta, perché lascia una grande realtà industriale – conclude la cugina, Milva Brilli – e si porta con sé l’affetto di tante persone a cui ha garantito un lavoro stabile in una terra non semplicissima, come il Marocco. Io lo porterò sempre nel cuore, perché con lui ho passato l’infanzia e perché non scorderò mai il suo sorriso buono. La notizia della sua scomparsa fa male, Valter voleva vivere».
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