Il Tirreno

Livorno

«Il lockdown? C’è già dal pomeriggio» Negozi deserti, acquisti rimandati

Simone Fulciniti Lucia Aterini
«Il lockdown? C’è già dal pomeriggio» Negozi deserti, acquisti rimandati

Racconto del centro con i commercianti preoccupati: «La gente è impaurita, non spende a prescindere. Fuori c’è silenzio»  

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Decreti o non decreti, il lockdown è già partito fino dalla tarda mattinata o dal primo pomeriggio per gran parte delle attività commerciali del centro perché, escludendo chi vende generi alimentari, i negozi sono deserti o quasi. Vuoi perché ora non ci sono motivi per acquistare un vestito, una borsa o un paio di scarpe o perché si percepisce incertezza e si preferisce non spendere a prescindere. «Abbiamo già registrato un calo del 30% nei mesi scorsi escludendo le 9 settimane di chiusura - spiega Stefania Tempestini, una delle titolari dello storico negozio di abbigliamento in via Cosimo Del Fante - e ora stiamo affrontando un nuovo calo. Il clima è lo stesso dei giorni di fine febbraio. La chiusura dei ristoranti alle 18 è stata interpretata come un blocco generalizzato». E se fino alle 18 i clienti sono rari, dopo quell’orario i commercianti rimangono da soli a presidiare le loro attività.

In via Ricasoli, cuore del commercio, la disperazione è palpabile: «La sensazione - spiega Michela Solinas di Dixie - è che nessuno abbia intenzione di spendere. Inoltre lo stop dei bar alle 18, indirettamente ci porta via tante persone. Troppa incertezza: abbiamo ridotto il personale, anticipato la chiusura. La mattina va un po’ meglio, ma il pomeriggio è una tragedia. Viviamo alla giornata, insomma ». Francesca Bernabei è commessa da Idexe: «Essendo il nostro un negozio da bambino si continua a lavorare un briciolo - dice - ma il movimento è calato di sicuro. In giro c’è paura, le persone non sono stimolate all’acquisto. Ci sono disagi, gli ingressi limitati, pochi soldi e incertezza».Preoccupata anche Ilaria Baldi della profumeria Camelia: «Il lavoro era ripreso, eravamo ottimisti; ma dopo l’ultimo decreto, il timore di uscire ha molto rallentato tutto. Alcuni clienti hanno cominciato a fare le provviste, una condizione decisamente fuori dalla norma». «Qualcuno - sostiene Anita Ercolani del negozio di scarpe Jango - entra, guarda, ma non compra. La gente è sicura che rimarrà a casa per un po’ e l’incasso ne risente parecchio. Un cane che si morde la coda: senza cene e aperitivi, a che serve la scarpa nuova o l’accessorio? E non voglio pensare al futuro. Noi commerciati, che rispettiamo le regole, abbiamo bisogno di concretezza». Stessi concetti anche per Enrico Aiello di Swatch. «Da quando i numeri della pandemia sono critici -afferma - la preoccupazione ha portato le persone a rimanere abbottonate, senza spendere. Quel poco lavoro che resta viene distribuito tra mattina e primo pomeriggio». Nera la situazione per Leonardo Martinelli, dell’omonimo esercizio di abbigliamento: «Sono due settimane che non si vede nessuno. Dal calo generale siamo passati al disastro. Fuori c’è un silenzio devastante. Le spese sono tante, è difficile continuare in questa situazione». Chiude il cerchio la desolazione di Giuseppina Guazzelli, titolare del Bar del Corso: «Un crollo verticale. Abbiamo perso almeno il 50% dei nostri clienti. Non tanto per le serrande abbassate delle 18. È proprio la catena che danneggia. Per esempio, la chiusura delle palestre mi ha dato un bel colpo: le colazioni sono diminuite a dismisura, così come i pranzi. Impressionante. Siamo arrivati ad un livello di paura incredibile. C’è chi prende il caffè e va berlo all’esterno a distanza e poi tira i soldi dalla porta, o quelli che vogliono rassicurazioni sull’efficienza della lavastoviglie. Mi verrebbe quasi voglia di chiedere a qualcuno di non venire proprio. Si vive un momento terrore. La pasticceria l’ho dimezzata. Conte dovrebbe fare un lockdown totale per una ventina di giorni. Lavorare così, equivale ad un morte lenta».

L’unica boccata di ossigeno che i commercianti hanno respirato in questi giorni di desolazione è stata il 31 ottobre. «In centro abbiamo visto una giornata di festa - spiegano Davide Cavalero e Silvia Paoletti della libreria Giunti di via Grande - poi però anche stamani (ieri mattina ndr) abbiamo pochi clienti in negozio anche se dobbiamo dire che il nostro prodotto si presta a essere venduti anche in questi periodi di chiusura ».

Gli unici che continuano a lavorare con gli stessi volumi sono gli operatori del settore alimentare. Ieri mattina nella zona del mercato l’affluenza era discreta. «Noi non abbiamo notato nessuna differenza per fortuna», spiegano Veronica Zantino e Paolo Civitello della Boutique dell’orto in via Magenta.

Simone Fulciniti

Lucia Aterini

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di Redazione web