Il Tirreno

Livorno

editoria

Sos Vernacoliere: "O arrivano 5mila abbonati o non ce la facciamo"

Mauro Zucchelli
Mario Cardinali, editore e direttore del Vernacoliere
◗
Mario Cardinali, editore e direttore del Vernacoliere

L'appello del direttore Mario Cardinali: tutti ci apprezzano ma non basta per pagare le spese. Le difficoltà del giornale fra crisi economica, guai dell'editoria cartacea e effetto Covid

6 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. È la “condanna” di ogni comico. Lo è due volte se sei sul palcoscenico. A maggior ragione se hai abituato il tuo pubblico ai colpi di teatro e alle trovate fulminanti. Non è possibile che tu dica: abbiamo un problema, se nessuno paga il biglietto rischiamo che il sipario non si alzi più. In platea si daranno di gomito e rideranno già in anticipo pregustando chissà quale battutaccia, impossibile prevedere la smargiassata.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.10911159:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/02/21/news/riconoscimento-a-cardinali-il-vernacoliere-e-un-patrimonio-1.10911159]]

«Prima di tutto mica sono un comico, semmai faccio satira e uso l’arma dell’ironia. E comunque l’ho scritto sul nostro sito web in buon italiano, senza nemmeno tanti giri di parole: occhio ragazzi, rischiate di non trovare più il Vernacoliere in edicola». Mario Cardinali, 83 anni, compleanno nello stesso giorno di Cristiano Ronaldo e Neymar, è tutt’uno con la “creatura”: un esempio unico di giornale satirico fondato quasi 60 anni fa e con la formula mensile attuale sulla breccia dal 1982. Quando Sylvester Stallone era ancora Rambo, la Dc sembrava invincibile e gli Usa di Ronald Reagan pure…

I NUMERI DELLE COPIE

Cardinali non usa mai, mai e poi mai la parola “chiusura”. E se è naturale che faccia i conti con l’età che avanza (ma con la grinta di un ex ragazzino), in realtà adesso lo preoccupano soprattutto i numeri delle copie vendute e degli abbonamenti: ecco perché ha messo nero su bianco un «appello sentitamente urgente» che si apre con un cazzotto nello stomaco («cari lettori, cari amici, il Vernacoliere sta sempre più lottando per la sua sopravvivenza»). Il giornale dallo spiritaccio labronico irriverente – spiega lui – è arrivato a una tiratura record «anche di 80mila copie e, cosa ben più importante, riuscendone a vendere 60 mila» negli anni del crollo della Prima Repubblica, fra Tangentopoli e Mani Pulite. E adesso? Vengono stampate 15-25mila copie di ogni numero del Vernacoliere, se ne vendono 10-15mila. «No, non bastano», dice il direttore.

Tradotto: o saltano fuori a stretto giro 5mila abbonamenti o il Vernacoliere rischia di non farcela. Ecco perché evita di menare il can per l’aia e l’appello ai lettori è: «Frugatevi (come si dice a Livorno) contribuendo, con i 27 euro d’un abbonamento annuale, alla nostra libertà di contribuire anche alla libertà vostra».

I “MI PIACE” NON BASTANO

«È un paradosso, perché lo sento siamo circondati da affetto», insiste Cardinali. «La sera dopo la strage di Charlie Hebdo in Francia c’erano cento persone sotto la sede del Vernacoliere, abbiamo quasi riempito il Goldoni con la serata dedicata al nostro giornale, la nostra pagina Facebook ha 270mila “mi piace”. Quest’apprezzamento l’ho sentito tangibile a aprile quando ho messo on-line un numero gratis per far “compagnia” a modo nostro ai lettori nel bel mezzo di questa odissea da coronavirus che aveva rinchiuso tutti in casa: una sfilza di “ganzo” o “boia siete unici”. E via complimentando, ma a patto che sia gratis: come se i lettori pensassero che bastano le manifestazioni d’affetto a tenere in piedi una avventura editoriale come la nostra che non vuole né padroni né padrini. Idem tutte le volte che pubblichiamo su Facebook una delle nostre locandine che hanno sempre un grande apprezzamento: ovviamente fanno piacere ma non valgono per pagare le spese».

Beninteso, gli abbonamenti vanno fatti all’edizione cartacea: niente on-line e il motivo lo spiega lo stesso Cardinali nell’appello («la pirateria informatica, con la riproduzione e diffusione gratuita dei nostri Pdf, ci ha obbligato a interrompere già da tempo gli abbonamenti on-line»).

GLI ABBONAMENTI IN CALO

Ma se gli abbonamenti ora sono scesi a «poco più di 2mila» mentre in passato erano «arrivati a quota 5mila», il guaio non sono solo i furbastri smanettoni che s’infilano nelle pieghe del web per far girare gratis le pagine della rivista satirica. Le Poste sono un bersaglio di Cardinali «da almeno mezzo secolo»: di abbonamenti «potremmo averne 10mila» ma – sbotta – «dovrebbero smetterla di trascurare il servizio di recapito per fare da quasi-banca o vendere qualsiasi cosa tranne che portare la corrispondenza: ogni ritardo nelle consegne è un danno per noi».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.10768582:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/01/30/news/il-vernacoliere-sfida-l-isis-1.10768582]]

«Eppure – le parole di Cardinali ormai tracimano come il Po in piena – ne abbiamo fatta di strada da quando le nostre locandine venivano considerate oltraggio alla pubblica decenza. Ma lo sa che il prof di chiara fama come Franco Cardini o un filosofo di primo piano come Giulio Giorello hanno voluto conoscere di persona l’esperienza di questo giornale? Figurarsi che il prof. Luigi Baldacci, un’autorità nel campo della letteratura italiana, ha speso un articolo sul Corriere per dire, cito a memoria, che “la pornolalia del Vernacoliere” richiede “tutti i sali della poesia epigrammatica” e “sono un monumento linguistico, come i sonetti del Belli, alla plebe livornese”». Il direttore la racconta invece così: «Il Vernacoliere ha reso “lingua” il modo di esprimersi dei livornesi così anti-Potere».

E ALLORA PERCHÉ LA CRISI?

Cardinali mette l’accento su tre aspetti. Il primo è un mix di crisi economica, editoria cartacea in affanno e effetto Covid: «Le edicole sono sempre meno frequentate e sempre più sbarrate. E il Vernacoliere, da sempre libero da sussidi e finanziamenti per amor di libertà, spoglio anche di pubblicità per precisa scelta editoriale da quasi quarant’anni, vive e sopravvive di sole vendite in edicola e per abbonamento». Il secondo è l’ostracismo di quella che lui, «uomo di sinistra ma quella vera», si è sentito cucire addosso dal «cerchio magico della nomenklatura degli umoristi di sinistra così bravi ad autoproclamarsi santi e beati».

Ma è soprattutto il terzo aspetto che sente come una spina in un occhio, e non assolve affatto il pubblico: «La grande mutazione antropologica indotta da quarant’anni di tv berlusconiane ha trasformato la domanda sociale di satira: era uno sberleffo contro il potere per metterlo in mutande e sputtanarlo, adesso invece è il Potere che per rendersi simpatico fa battutine-spot. La gente si accontenta di un tourbillon di “meme”, frasi buffe e battutine che durano un istante, l’una dietro l’altra: come con i buffoni di corte. Ma invece della goccia che scava la pietra qui è come acqua che dilava una superficie passandoci sopra senza neanche scalfirla». Come dire: macché satira che graffia e scortica la pelle, semmai è una pappina omogeneizzata che ti scodellano ben benino prima di rimboccarti la coperta e metterti a nanna…

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.1762641:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2009/12/02/news/mitiche-locandinee-il-vernacoliere-rimpiange-il-passato-1.1762641]]

IL DITO MEDIO E LA BOMBETTA

Del resto, al Vernacoliere si sono inventati una versione assai livornese del “dito medio” di Maurizio Cattelan davanti alla sede della Borsa di Milano: copyright Cardinali & Caluri, il dito più irriverente che c’è s’infila nelle chiappe di una bombetta («cosa c’è di meglio per raffigurare i potenti e il Potere?»).

E adesso? «La parola spetta ai nostri lettori», dice Cardinali. «Io la mia parte l’ho fatta: come quando venne un potentissimo dirigentone di Mondadori e sguainò la Montblanc per dirmi: faccia lei la cifra, io le firmo qualunque assegno se dà l’ok a fare con noi le agende del Vernacoliere senza nessuna ingerenza sui contenuti. Gli risposi: mi scusi, ma proprio la casa editrice di Berlusconi viene a chiedermi se la mia libertà è in vendita? E dissi no».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web