Gioco
La voglia di vivere d’arte si sente è buona la partenza della mostra
Soddisfatti i primi visitatori delle due collezioni : «Il percorso proposto è appassionante» Nonostante il covid, è possibile fare la visita in sicurezza e tranquillità: 50 persone alla volta
le testimonianze
Simone Fulciniti
Un plebiscito: la mostra “Vissi d’arte”, è «davvero molto interessante». A definirla così sono i visitatori della prima ora, coloro che hanno deciso di sfilare per i corridoi del Museo della Città, nel weekend di apertura. Numeri non elevatissimi, ma buoni considerando tempi e il disastroso periodo storico che stiamo vivendo. Numeri che hanno soddisfatto le attese dell’assessore alla cultura Simone Lenzi. Nel manipolo di quelli che non hanno saputo attendere, c’è Ada Carpentiere. «Molto appassionante - dice - sono venuta sopratutto per vedere i quadri di Emilio Vedova, un pittore che adoro. E anche il percorso lo giudico molto ben progettato, in grado di approfondire certi aspetti dell’arte tra le due guerre. Non è il Vedova degli ultimi tempi, è quello iniziale, e per questo l’ho trovato ancora più suggestivo. Alcune pitture non le avevo mai viste, ma gli artisti esposti li conosco tutti piuttosto bene. Mi sono sentita a mio agio, non ho avuto alcun problema. Si vede tutto bene, con grande tranquillità». Stessi toni nelle parole di Emiliano Carnieri: «Sono un appassionato d’arte, che abitualmente va a vedere mostre e sono molto felice quando, come in questo caso, Livorno ne presenta di qualità e spessore. Non sono ferratissimo sulla situazione attuale, ma proprio per questo mi sono mosso celermente, per curiosità; e penso anche di ritornarci. La visita è stata fatta in sicurezza e serenità, non c’erano molte persone, grazie all’orario che ho scelto a tavolino. Aspettavo l’inaugurazione e non ho perso tempo, perché, visto i venti attuali, potrebbe chiudere tutto da un momento all’altro». Un pizzico di delusione lo si avverte nel pensiero di Laura Cecconi : «Un po’ sottotono rispetto alle premesse, ci sono pochi Morandi e Carrà: si è messo l’accento su dei nomi, in realtà scarsamente rappresentati. Un briciolo di modestia in più, sarebbe stata gradita. Comunque se a uno piace l’arte merita un passaggio, le opere sono bellissime. Si segue bene: mi sarebbe piaciuta la visita guidata, ma non c’era a causa del Covid». Anche Oscar Cappelli è contento a metà: «Mi aspettavo qualcosa di più, ma ho molto apprezzato De Pisis e Rosai. Sulla locandina avevo visto Morandi, auspicavo almeno una decina di opere sue, invece sono solo due. Tuttavia vale la pena fare una visita. La cosa importante, al di là dei dettagli, è che il Museo della Città continui a vivere, specie nel momento così difficile. Amo molto tutto quello che di culturale viene fatto a Livorno». Ci sono anche fratello e sorella, e lui viene da Oxford, dove vive tempo. «Emozionante - afferma Sonia Del Gaizo - per i colori e il tipo di pittura. A grandi linee conoscevo il genere, bellissimo Guttuso e Carlo Levi, un altro grande pittore. Avevo visto la precedente dedicata a Modigliani, e l’ho seguita volentieri come quella. Siamo venuti il primo weekend per motivi pratici. Nessun timore dal punto di vista sanitario, le accortezze sono quelle necessarie». «Non sono un intenditore - le fa eco il fratello Antonio Del Gaizo -, ma la considero una parentesi emozionante. Conosco più i pittori francesi della stessa epoca, e mi è piaciuto approfondire la parte italiana. Superlativa l’opera “Amanti al parco” di Giuseppe Migneco che ricorda Van Gogh. Livorno ha bisogno di queste cose, che hanno richiamo anche fuori città. Con uno spazio del genere, si può godere dei capolavori tranquilli, la necessita di svagarsi è importante». Poi c’è Simone Rossi: «Avvincente, quadri di diversi artisti provenienti da due collezioni private; per questa città la possibilità di ospitare mostre così nel museo dei Bottini dell’olio è una super occasione, e per i livornesi fortuna poterle apprezzare. Avevo letto e ho preferito visitarla subito, senza aspettare. Con le precauzioni giuste». Contenta la giovane Letizia Antoniotti: «Bella, permette di conoscere collezioni non spesso pubblicate. Non è uno dei miei periodi preferiti, non son esperta, ma mi incuriosisce, ed esco soddisfatta. Giusto che i musei vadano avanti, credo che eventuali pericoli di assembramento risiedano da altre parti». Chiudono la serie due studentesse di belle arti: Camilla Ballone e Ludovica Arcieri. «Siamo appagate da questa esperienza - spiega la prima-. Il corridoio è ampio, le opere distanziate, quindi una fruizione perfetta, col pollice in su, Un’esperienza bellissima». —
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