Il Tirreno

Livorno

«Così ci mandano allo sbaraglio serve una formazione ad hoc»

giovanni delogu; Dirigente Medico di Neurologia Ospedale di Livorno
«Così ci mandano allo sbaraglio serve una formazione ad hoc»

La lettera del neurologo Giovanni Delogu al segretario dell’Anaao «Ora pneumologi e intensivisti saranno male accompagnati»  

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LA LETTERA

Il neurologo dell’ospedale Giovanni Delogu ha scritto una lettera aperta a Carlo Palermo, segretario nazionale dell’Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri, dopo la diffida verso le Asl sull’impiego nei reparti Covid di medici non specializzati in Pneumologia o Malattie dell’apparato respiratorio.



giovanni delogu

La recente presa di posizione dell’Anaao culminata con una diffida alle Aziende Sanitarie di utilizzare nei reparti Covid solo personale con specializzazione idonea è stata forse necessaria ma soltanto per riportare la questione sul piano della realtà in un contesto dove le aziende impiegando alla disperata e disordinatamente il personale disponibile ottengono solo l’effetto di mandarlo allo sbaraglio: con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di responsabilità etica professionale e umana.

Pneumologi, intensivisti-emergentisti erano stati lasciati soli. Ora, invece, saranno male accompagnati.

Chissà cosa ne penseranno i malati da assistere?

Ma i medici disponibili per il sistema sanitario nazionale in Italia quelli siamo. Allora, siccome in questa disastrosa situazione (improvvisa ma non più imprevedibile né inattesa) serviamo tutti, quello che davvero mi attenderei è che tu, in un’ottica strategica più propositiva e lungimirante, cosa che i fatti hanno confermato essere ancora latitante nella gestione pandemica, che tu caro segretario, ti facessi portavoce per l’Anaao presso il ministro della Sanità non più di diffide ma di reali proposte operative: che si provvedesse da subito alla “formazione Covid” di quanti tra noi medici già lavoriamo nel sistema sanitario nazionale ma con mansioni specialistiche differenti: perché è indubbio che non si tratterebbe di partire da zero.

Il percorso dovrebbe essere sul campo e non su YouTube (come pure accaduto), ma neppure nella trincea di prima linea: ci si dovrebbe formare in un settore clinico appositamente allestito per la didattica: primum non nocēre: ricordiamocelo e ricordiamolo al Ministro e alle nostre Aziende.

Serve perciò un corso di formazione, realisticamente rapido (articolato entro non più di un paio di settimane), che ricopra gli elementi teorici e pratici (“hands on”, direbbero gli inglesi) indispensabili e essenziali (una sorta di Acls dove, se vogliamo, la “C” non starebbe più per cardiac ma per Covid; ma andrebbe bene anche “Arls", Advanced Respiratory Life Support).

Il congelamento del Non-Covid, in questo scenario sarebbe perciò imprescindibile.

Il corso necessiterebbe di una standardizzazione nazionale, ovvero di formale validazione sia dal punto di vista tecnico clinico, con annessa verifica finale che i candidati abbiano acquisito lo standard minimo di competenza richiesto, sia dal punto di vista amministrativo medico legale: ovvero riconoscimento di Advanced Covid, o Advanced Respiratory, Life Support Provider.

Non ultimo il ri-mansionamento professionale che tale strategia comporta.

Ancora manca una condivisione di responsabilità con lo Stato e l’unica via in emergenza che al momento le aziende potrebbero seguire resta la forma dell’ordine di servizio: purché nei termini previsti dalla legge: la comunicazione verbale (le chiacchiere) e la posta elettronica (personale esperienza) non sono previste.

Ma l’ordine di servizio ha gambe corte. E’ un’istituzione che non ammette eccessi e distorsioni: insomma non se ne può abusare. Perciò l’unica soluzione praticabile rimasta per risolvere ulteriori impasse e contenziosi, potrebbe essere quella di codificare questa strategia sotto forma di Decreto Legge.

Dirigente Medico di Neurologia

Ospedale di Livorno



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