Gioco
Si è spento a 86 anni Ennio Marchegiani: ex tecnico del Tirreno e pezzo di storia del giornale
La sua straordinaria abilità al servizio del nostro giornale è stata importante anche per gli altri quotidiani del gruppo
LIVORNO. Con Ennio Marchegiani se ne va un pezzo della storia del Tirreno: si è spento poco dopo aver compiuto 86 anni. Come il fratello Elio, pittore di grandissima fama che ha conquistato i musei di mezzo mondo, era nato a Siracusa ma era livornese: la famiglia aveva girato varie città al seguito del padre militare prima di fermarsi a Livorno, ma la madre aveva scelto di andare a partorire nella sua terra d’origine, in Sicilia. E se il fratello maggiore riesce con le sue mani a far “parlare” le tele, anche le mani di Ennio erano dotate di una straordinaria perizia tecnica: ma ai pennelli preferiva le schede elettroniche.
Con il suo carattere schivo e di poche parole, forse a questo punto avrebbe detto semplicemente: taglia. Eppure voi lettori che ci avete accompagnato in tutti questi anni, anzi in tutti questi decenni, non potete avere idea delle volte che avete potuto leggere il vostro giornale in edicola perché in extremis era stato un intervento di Ennio a rimediare un intoppo in una scheda elettronica, un guasto da qualche parte. Un po’ come il libero nelle partite del calcio che fu, l’ultima trincea della difesa che magari la salvava sulla linea a portiere battuto.
Ecco, Ennio Marchegiani era questo: nessuno di noi si ricorda che abbia mai scritto una riga di giornale eppure poteva capitare il giorno che quella riparazione all’ultimo momento faceva sì che le nostre parole le avesse scritte tutte lui, perché se non fosse stato Ennio a inventarsi qualcosa qualunque articolo, qualunque foto, qualunque titolo, bello o brutto che fosse, sarebbe rimasto imprigionato nel sistema operativo.
Del resto, i giornali sono un prodotto particolare: e non solo perché raccontano notizie e storie anziché essere semplicemente oggetti e merce. La produzione si fa giorno per giorno, se qualcosa va storto o ritarda non puoi cavartela allungando i tempi perché la rotativa chiama e il pezzo dev’esser finito in tempo, la pagina va licenziata entro la tal ora e stop, senza se e senza ma.
Il giornalista Carlo Pucciarelli e il tecnico Giuliano Pietra Caprina, entrambi livornesi, insieme all’ingegnere informatico romano Domenico Pernazza avevano dato vita al “3P”, il sistema operativo con cui è stato realizzato per molti anni sia Il Tirreno che tutti gli altri giornali del gruppo. Marchegiani era il tecnico che lavorava in tandem con quest’équipe. «Era in grado di fare riparazioni che pochissimi riuscivano a fare», racconta Pietra Caprina: «Se quella tal scheda o quella talaltra componente da sostituire non era disponibile era lui che se andava nella sua stanza e si inventava soluzioni uniche. Quando l’elettronica era ancora agli albori, lui ne aveva imparato i segreti lavorando a Camp Darby: era stato uno dei primi tecnici in questo campo».
Poi il passaggio al nostro giornale alla metà degli anni ’60 quando ancora aveva la vecchia denominazione di “Telegrafo”: si occupava dell’apparato di ricezione delle notizie tramite telescrivente. A cavallo fra il ’77 e il ’78 il triplo salto: 1) l’esperienza della cooperativa con la requisizione del giornale decisa dal sindaco Alì Nannipieri; 2) dall’era della vecchia tipografia a caldo il passaggio alla fotocomposizione computerizzata; 3) l’ingresso nel gruppo Caracciolo che dal Tirreno sarebbe partito per costruire una costellazione di giornali locali. Ecco che Marchegiani è stato il punto d’appoggio per l’evoluzione tecnologica anche di altri quotidiani come la Provincia Pavese, la Nuova Sardegna o il Mattino di Padova, solo per citarne alcuni.
«In questo processo – aggiunge Pietra Caprina con il quale ha lavorato fianco a fianco per anni – Marchegiani è stato impagabile: aveva una abilità incredibile nel mettere le mani sulle schede elettroniche, se avevi un guaio sapevi di poter contare su Ennio che in qualche modo ti avrebbe tirato fuori dai guai perché se la scheda giusta non ce l’hai, comunque sarebbe stato capace di escogitare un modo per farcela ugualmente». Era l’elettronica artigiana, fatta di una perizia tecnica fuori dal comune: lontana, insomma, dalla logica industriale successiva quando non si ripara ma si sostituisce e stop. Ennio Marchegiani lascia la moglie Adriana, i figli Gabriele (apprezzato tecnico del nostro giornale), Francesca e Antonio: a loro vada l’abbraccio di tutti noi del Tirreno.
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