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«Da 10 giorni reclusi in casa e non è partita la quarantena»

lucia aterini
«Da 10 giorni reclusi in casa e non è partita la quarantena»

Un giovane racconta la disavventura  della sua famiglia dove c’è la madre positiva: «Io non ho la certificazione per il lavoro»  

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«Da dieci giorni siamo reclusi in casa in attesa che l’Asl attivi la procedura di quarantena. Ci troviamo in una situazione allucinante». Questo è lo sfogo di una famiglia livornese composta di tre persone costretta a stare in isolamento a casa dopo che la madre è stata trovata positiva. Il figlio, Matteo Rossetti, 26 anni, non può contare neppure sul certificato di malattia perché l’Asl non ha attivato il protocollo necessario. E ora il giovane teme per il suo lavoro.

«Mia madre ha avuto un contatto diretto con una persona che poi è risultata positiva e da allora siamo entrati in un tunnel drammatico da cui non riusciamo più ad uscire - racconta il figlio - anche io e mio padre, che non abbiamo avuto questo contatto diretto, siamo per sicurezza in quarantena». «Da allora, pur avendo contattato i nostri medici di famiglia - va avanti - la competenza è passata al dipartimento di prevenzione dell’Asl. Ma, dopo circa 10 giorni da quando tutto è iniziato, non ci ha ancora contattato nessuno, non è stata aperta ancora la pratica legata alla positività di mia madre con il tracciamento dei contatti».

«Io e mio padre abbiamo fatto il tampone ed è risultato negativo - va avanti il giovane - ora dobbiamo rifarlo attraverso l’Asl ma non si sa ancora quando sarà possibile». «Sono stato giornate intere a telefono e non sono riuscito a parlare con nessuno - va avanti Rossetti - ho inviato decine di mail a cui nessuno ha risposto. Siamo completamente abbandonati a noi stessi in un sistema che chiede giustamente di rispettare le regole, ma che alla fine non aiuta e non sostiene chi cerca di farlo».

Ma oltre ad aspettare i tamponi c’è un’ altra difficoltà non da poco: «Siccome io lavoro - va avanti - ho necessità di sapere il numero del protocollo della pratica di quarantena di mia madre per poter essere giustificato sul posto di lavoro ed essere ugualmente retribuito, visto che non rimango a casa perché ne ho voglia, ma per non far espandere il contagio nei luoghi di lavoro». —





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