Gioco
Quell’assunzione a ottobre che ora pesa come un macigno
livorno
La burocrazia non conosce pandemia. Nonostante la rima, c’è poco da ridere. E lo sa bene Andrea Scali, titolare del Carolina Cafè, in via Cairoli, rimasto letteralmente ingabbiato dalla legge.
«All’inizio di ottobre il lavoro era ripreso – racconta – e così ho deciso di assumere un altro ragazzo. Mi piace come lavora, ho voluto dargli la possibilità di lavorare nel mio locale».
Poi l’annuncio della chiusura alle 18 per bar e ristoranti, l’ufficialità del dpcm del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e la necessità di rivedere l’organico dell’attività. Ieri mattina Andrea Scali ha avviato le pratiche per mettere in cassa integrazione quattro suoi dipendenti. Avrebbe voluto farlo anche con il ragazzo assunto il 1 ottobre, ma è arrivata la brutta sorpresa.
«Essendo stato assunto dopo il 13 luglio – spiega Scali – non può essere messo in cassa integrazione. E non può neppure essere licenziato, perché fino al 31 dicembre il governo ha ordinato lo stop ai licenziamenti (che molto probabilmente verrà prorogato fino al 31 gennaio, ndr). Io ora mi ritrovo un lavoratore da 40 ore settimanali da pagare totalmente, e non so come fare». Scali poi precisa: «Io non ce l’ho assolutamente con il mio dipendente, ci mancherebbe. Scelgo bene le persone che lavorano con me e mi fido totalmente di ognuna di loro, ma quello che mi lascia davvero perplesso è la complessità della burocrazia, anche in un momento come quello attuale, in cui è tutto anomalo, in cui le cose cambiano da un giorno all’altro. Servirebbero – conclude il titolare del Carolina Cafè – delle misure in grado di aiutare i piccoli imprenditori, occorrerebbero flessibilità e comprensione. Invece no, non solo gli aiuti nei nostri confronti sono pochi e tardivi, ma abbiamo anche le mani legate dalla burocrazia. È una situazione assurda, sono veramente sconsolato». —
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