Gioco
Gli striscioni del disagio in centro lo slogan è: tu ci chiudi, tu ci paghi
Lenzuoli bianchi affissi sotto monumenti e all’ospedale con la richiesta disperata di aiuti economici
LIVORNO
L’anima della città ribolle, ribolle come fosse terra umida quando c’è il grande caldo. Terra umida perché densa di lacrime, di preoccupazioni, di timori che raccoglie tutti quelli che vivono di piccoli lavoretti in nero, i precari come i commercianti e i ristoratori che hanno investito assai per rendere i loro locali quasi come fossero sale operatorie. Che ora non riescono più a sopportare, ad accettare le nuove chiusure anticipate, a chinare la testa e andare avanti. E allora questa grande categoria sta alzando la voce contro quello che gli porta il “ gran caldo” con la sua forza distruttrice, il virus che continua a stravolgere esistenze e attività in lungo e in largo.
Il malessere e il disagio gorgogliano ed ecco perché ieri mattina la città si è svegliata tappezzata di striscioni con la richiesta di aiuti economici. «Tu ci chiudi, tu ci paghi” è stato lo slogan più presenti su lenzuoli bianchi con scritte nere e rosse, confezionati in casa e appesi alle prime luci dell’alba, di soppiatto. Richieste disperate di sostegno economico: “Basta promesse, vogliamo i soldi”. E poi ancora “Stop affitti, tasse e utenze”.Sono stati sistemati nei punti più visibili del centro, in piazza della Repubblica, al monumento dei Quattro Mori. Non solo, anche al cancello dell’ospedale dove è comparsa la scritta “Diritto alla salute per tutti/e, basta tagli alla sanità”.Nessun movimento o associazione ha rivendicato l’azione perché il malessere è così diffuso che le proteste non sono più incanalate in binari riconoscibili e di appartenenza. Sono endemiche come il motivo che le ha scatenate, il coronavirus. Nascono all’improvviso e senza paternità. Come è accaduto l’altra sera di fronte alla prefettura dove si sono ritrovate decine e decine di persone, ristoratori e commercianti, che sotto la pioggia hanno urlato la loro rabbia e la loro delusione per il nuovo decreto del presidente del consiglio Giuseppe Conte che impone la chiusura delle loro attività alle 18. Movimenti che, purtroppo, da altri parti sono sfociati anche nella violenza, basta vedere quelle che è accaduto nelle piazze di alcune grandi città. Intanto il 2 novembre (alle 17) città è attesa un’altra manifestazione. Sempre contro le decisioni di Governo e Regione. —
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