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Numeri record e potenzialità I “ristoranti senza sala” volano
LIVORNO
Delle dark kitchen se ne parla da tempo. Anche in Italia. Si tratta di cucine “chiuse” e pensate solo per la produzione di piatti per la consegna a domicilio.
Come quella che a fine novembre nascerà in via Cairoli, al posto del ristorante, chiuso da marzo, “Lola Mangia e Bevi”. Le “dark kitchen” sono accreditate dagli addetti ai lavori di potenzialità di crescita esplosive e tale ragione – oltre alla diffusione del coronavirus e quindi l’innalzamento delle restrizioni, con la “cena fuori al ristorante” tradizionale che diventa un miraggio – è l’incremento esponenziale delle consegne di piatti pronti a domicilio, una tendenza a cui ha soprattutto contribuito il popolo dei millennial, vale a dire i giovanissimi.
Una tipologia di clientela che non esita a ordinare cibo pronto anche due o tre volte a settimana e che si aspetta un servizio veloce, ampia scelta e un buon rapporto qualità-prezzo.
Crescendo in modo sostanziale la domanda a domicilio, ecco che anche ristoranti affermati e ben organizzati hanno spesso faticato a far fronte agli ordini da consegnare ai rider delle varie aziende di consegna a casa. Da qui la spinta verso un nuovo modello di cucina, votata da una parte a preservare la qualità dell’esperienza di consumo all’interno del locale e dall’altra a non compromettere lo sviluppo di un uovo modo di fare affari, cavalcando l’opportunità di riconfigurare i propri spazi o di affidare a soggetti terzi – le “dark kitchen” per l’appunto – la gestione delle consegne a domicilio.
All’orizzonte si profila un mercato dalle enormi opportunità. Stando ai numeri de Il Sole 24 Ore, nel maggio del 2019 il giro d’affari del cibo d’asporto su scala globale valeva 35 miliardi di dollari e la proiezione al 2030 – fonte Ubs – parla di 365 miliardi di dollari, con una crescita composita anno su anno del 20%.
Se per i ristoranti tradizionali, con l’affermarsi del cibo consegnato a domicilio, la possibilità di perdere il controllo dei propri clienti nel lungo termine è un rischio calcolato per guadagnare in visibilità e ottimizzazione degli investimenti, il fenomeno delle “dark kitchen” ha già trovato “applicazione” anche all’interno di realtà aziendali, sottoforma di spazi della struttura debitamente attrezzati dove acquistare e consumare il proprio piatto pronto.
È il modello di cucina “chiusa” che ha sposato anche la startup milanese Foorban, che dalla primavera del 2019 opera nella sede di Amazon e che si sta espandendo in Italia, con orizzonti anche oltre i confini nazionali.
Il cibo d’asporto, dunque, piace sempre di più. E con le nuove restrizioni per contenere il contagio da Covid-19 è diventata l’unica via per non accendere i fornelli di casa e gustarsi qualcosa fuori dall’ordinario. –
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