Gioco
Siamo in Cina? In Venezia movida trasformata in una settimana: regole, mascherine, distanze e controlli
Più che dimezzato il numero di ragazzi in giro per le strade: tutti rispettano le norme anti-contagio e non ci sono multe
LIVORNO. In sette giorni Livorno diventa la Cina. Cambia tutto. Dalla movida impazzita al rispetto ferreo delle regole. Con zero multe. In molti ricorderanno le immagini che arrivavano dall’Asia verso la fine del 2019, quando si cominciava a parla di coronavirus. Giovani nei locali distanziati, tutti con la mascherina. Per le strade ragazzi e ragazze con naso e bocca coperti. Ordinati e attenti a non trasgredire le norme anti-contagio.
In Venezia sabato sera sembrava di essere a Wuhan all’inizio dell’ondata targata Covid-19. Si, è vero, il paragone è un po’ forzato. Il rigore cinese non va esattamente a braccetto con l’esuberanza labronica, ma l’immagine è davvero molto simile. Soprattutto se si pensa a quanto accaduto solamente sette giorni prima. Sabato 17 sugli Scali del Refugio c’era stato addirittura chi aveva acceso i fumogeni mettendosi a ballare, cantare e abbracciarsi.
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Tutto in piena pandemia. Tutto nel giorno in cui il numero dei contagi in città tornava a salire in modo preoccupante. Poi le polemiche, l’opposizione comunale che si è gettata a capofitto sull’accaduto chiedendo controlli e tolleranza zero. E poi la decisione dell’amministrazione, insieme al prefetto. Incremento delle forze dell’ordine in strada e controlli a tappeto. È bene precisare che i militari c’erano – e anche parecchi – pure sabato 17, nella notte dell’apoteosi della malamovida in Venezia. Stavolta, però, c’è anche la Digos. Ci sono gli agenti in borghese che girano tra i ragazzi. Quando vedono qualcuno – pochi – che tiene la mascherina sotto al mento, intervengono. «Per favore, la mascherina», dicono. Una manciata di parole che basta per far rispettare a tutti le regole. C’è da dire anche che, da un sabato all’altro, l’affluenza di giovani nel quartiere Venezia si è più che dimezzata.
«Guarda là, certo con tutte queste sirene mi ci prende male. Che siamo in guerra? ». Lei è giovanissima, sono da poco passate le 22 ed è una delle prime ad arrivare, insieme a tre amiche, in piazza del Luogo Pio. Nel “quartier generale” delle forze dell’ordine. Sono circa un centinaio gli agenti impiegati. Fino almeno alle 22, 30 la Venezia sembra un deserto. Non c’è un’anima. Nel silenzio si sentono le chiacchiere scambiate tra i poliziotti e i volontari delle diverse associazioni – presenti per dare una mano a far rispettare ai giovani le regole anti-Covid – e il rumore delle radioline che utilizzano le forze dell’ordine per comunicare tra loro.
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Poi, a poco a poco, l’atmosfera si “scalda” un po’. Arrivano i giovani. Passeggiano a gruppi, si fermano a sedere, ma tengono sempre la mascherina. Anche perché a pochi metri da loro c’è sempre almeno un uomo col “medaglione” sul petto. Agenti in borghese, sì, ma neppure troppo. E va bene così, perché l’attività delle forze dell’ordine non è finalizzata a staccare una valanga di multe. L’obiettivo numero uno è quello di far rispettare le norme. La vera lotta è contro il virus. E non va combattuta a suon di sanzioni.
Nei ristoranti prima, e nei locali dopo, le persone sono poche. I titolari delle attività guardano fuori dalla porta d’ingresso, dove si vedono soprattutto i lampeggianti dei mezzi della polizia. In Venezia stavolta la festa non c’è. Gli spazi “vuoti” sono tanti. Resta da capire se i giovani abbiano deciso di spostarsi da un’altra parte per evitare i controlli - e se così fosse, dove sono andati? - o se invece in molti abbiano optato per la coperta e il divano, magari accompagnati da un buon film. Mistero. Ma una certezza c’è. Ed è che la Venezia ora sembra la Cina.
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