Gioco
«Robertone non ti dimenticheremo mai» Lacrime e sirene per ricordare il volontario
Un centinaio di soccorritori di tutte le associazioni, fra cui la sua Misericordia di Montenero, al funerale di Roberto Zagni
L’EMOZIONE
«Grazie di tutto, non ti dimenticheremo mai Robertone». Mentre il feretro esce dalla chiesa della camera mortuaria dell’ospedale, in viale Vittorio Alfieri, i volti dei volontari sono rigati dalle lacrime. Piangono e non possono ancora credere a ciò che è successo appena 30 ore prima. Poi suonano le sirene delle ambulanze, in un frastuono irreale che, scandito dagli applausi, ferma un silenzio che nessuno avrebbe mai voluto vivere.
In testa, fuori dalla camera mortuaria, ci sono gli uomini e le donne della Misericordia di Montenero, la confraternita di piazza delle Carrozze per la quale Roberto Zagni, morto a 73 anni nell’incidente in scooter all’incrocio fra viale Boccaccio e via Sabatino Lopez, prestava il suo tempo libero da ormai sei anni e per cui era anche consigliere direttivo. Sorreggono l’immenso striscione con su scritto, appunto, «Grazie di tutto, non ti dimenticheremo mai Robertone». Il secondo, dopo quello affisso sul luogo dell’incidente mercoledì pomeriggio, che recitava «Sempre con noi, ciao Robe», con due cuori gialloblù e la firma “Mimo”, appunto Misericordia di Montenero.
Con loro, vestiti rigorosamente in divisa, c’erano tutti gli altri soccorritori della città: i volontari di Svs, Misericordie di via Verdi e Antignano e Croce rossa. Ma anche di molte altre associazioni, i cui rappresentanti sono giunti da fuori Livorno, perché il cuore di chi spende il suo tempo libero per aiutare gli altri è unico e mai come in queste situazioni batte sotto un’unica divisa. «Sai, io sono volontaria per la Misericordia di via Verdi, ma sono anche iscritta alla Svs, alla fine facciamo la stessa cosa, il bene non deve avere divisioni», dice una soccorritrice. «Al pronto soccorso ci conosciamo tutti, Roberto l’ho incrociato diverse volte», aggiunge una ragazza.
Fuori, accanto al carro funebre, c’è anche un mezzo antincendio della Misericordia di Montenero. Che suona la sirena per omaggiare “Robertone”, il volontario dal cuore d’oro che sei anni fa, da ex camionista in pensione, si è fatto avanti per continuare a guidare non i Tir, ma le ambulanze per salvare le vite degli altri. E che non si è tirato indietro neanche durante la pandemia, assicurando la sua presenza nei momenti difficilissimi della quarantena, quando tute e mascherine di qualità scarseggiavano pure in ospedale. Mercoledì mattina, alle 7.45, col suo scooter stava andando proprio in associazione. Doveva mettersi al volante dell’ambulanza infermieristica. Ma non è mai arrivato. Abitudinario, alle 7.50 era già in sede. Il suo cellulare ha squillato a vuoto per lunghissimi minuti. Poi, a Montenero, è arrivata la telefonata dei colleghi di via Verdi: «Roberto è morto in un incidente». E la vita si è fermata. «Grazie di tutto, non ti dimenticheremo mai Robertone». —
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