Gioco
Croci, un maiale e minacce contro i vertici del Livorno
Nella notte qualcuno è entrato all’interno dello stadio e ha “allestito” uno scenario intimidatorio e macabro. Sullo striscione la scritta “Pagherete tutto pagherete caro”
LIVORNO
Un inquietate atto intimidatorio a poche ore dalla partita di campionato Livorno-Novara che era in programma ieri alle 18,30.
Nella notte tra martedì e mercoledì, all’altezza della metà campo del terreno di gioco dello stadio “Armando Picchi”, sono state piantate tre croci con i nomi di alcuni dei soci del Livorno Calcio, quelli che gli autori del gesto considerano responsabili delle preoccupanti condizioni finanziarie e tecniche del sodalizio amaranto.
Si tratta dell’ex presidente Aldo Spinelli che ne mantiene ancora il 10%n delle quote, il Gruppo Carrano che tramite l’imprenditore romano Danilo Mariani ha appena acquisito il 34% e Banca Cerea che ha finanziato gli altri soggetti che detengono complessivamente il 35%.
Particolare raccapricciante: a una delle croci è stata inchiodata la testa mozzata di un maiale. Chi ha compiuto il gesto deve aver potuto agire indisturbato per diversi minuti perché ha pure avuto il tempo di affiggere sul vetro della gradinata Morosini un lungo striscione vergato con un testo dal contenuto minaccioso: “Pagherete tutto, pagherete caro”.
L’unico dirigente che non è stato oggetto dell’intimidazione è il presidente Rosettano Navarra che evidentemente gode ancora di un margine di fiducia da parte della piazza della quale pretende di farsi portavoce chi ha compiuto questo orribile gesto “appropriandosi” dello stadio.
A scoprire le tre croci e trovarsi per primo davanti alla macabra scena è stato il custode dello stadio alle 7 e mezzo di ieri mattina. L’uomo ha subito avvertito i Carabinieri che hanno inviato una pattuglia dalla vicina stazione di Ardenza. I successivi rilievi sono stati effettuati dal Nucleo Operativo dell’Arma.
Le indagini si annunciano complicate, ma indizi rilevanti potrebbero arrivare dalla visione delle registrazioni delle telecamere di sorveglianza dislocate in Piazzale Montello e anche all’interno dello stadio.
L’episodio, che ha destato impressione perché non se ne ricordano di così minacciosi nella storia del calcio livornese, si colloca all’interno del clima di forte contestazione che regna tra i tifosi nei confronti dei dirigenti per le recenti vicende societarie del Livorno che si trova da settimane sull’orlo del baratro finanziario.
Una discesa verso l’inferno iniziata l’11 settembre scorso quando la famiglia Spinelli, dopo aver condotto due trattative parallele, ha ceduto il 69% del club a tre imprenditori (Aimo, Casella e Ferretti) finanziati da Banca Cerea. Il 21% è andato a Rosettano Navarra che opera nel settore dello smaltimento dei rifiuti.
Fin dall’inizio Gruppo Cerea e Navarra, anziché collaborare hanno iniziato una guerra di posizione che bloccato l’attività della società e ridotto il Livorno a un ammasso di macerie tra pagamenti non effettuati o effettuati parzialmente, la fideiussione necessaria per l’acquisto dei giocatori che non è mai stata sottoscritta e una squadra depauperata di gran parte dei suoi giocatori e costretta a scendere in campo imbottita di ragazzini.
Gli ultimi colpi di scena sono recenti. Il 9 ottobre Danilo Mariani (Gruppo Carrano) ha firmato un preliminare d’acquisto del 34% di Casella, atto non riconosciuto da Navarra che per questo motivo non ha esercitato il diritto di prelazione per aggiudicarsi quelle stesse quote. Cotanto caos spiega - senza giustificare - l'oscuro messaggio di ieri mattina con le croci, lo striscione e la testa mozzata del maiale.
Di certo gli ignoti che si sono introdotti nello stadio tra martedì e mercoledì lasciando quell’orribile “allestimento” hanno lasciato intendere, con toni per altro, inaccettabili, che non permetteranno che eventuali avventurieri possano banchettare sul cadavere del Livorno. —
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