Gioco
La Livorno dimenticata e la “rivolta” delle donne Grieco critica Giani «Non è una bella pagina»
La giunta regionale. L’ex assessora su Fb: «Hanno prevalso logiche diverse». E don Razzauti: «La competenza non è stata premiata»
La polemica
All’indomani del “caso Cosimi” assessore per una notte prima che il Pd ponesse il veto (la telenovela però non è ancora finita visto che Giani ha promesso a Italia Viva l’ottavo assessore) le polemica per la costituenda giunta regionale a Livorno non si placano. Stavolta sconcerto e delusione “corrono” su Facebook. Ma la sensazione che non si mettesse bene è qualcosa che viene da più lontano, prima con gli “scazzi” per la composizione della lista del Pd, poi col processo al segretario della federazione nel corso dell’ultima direzione post voto, poi con la definitiva uscita di scena di Simone Rossi che si toglie qualche sassolino dalla scarpa e denuncia la fatica immane per tenere unito un partito diviso. Eppure le premesse per rappresentare Livorno nel governo regionale c’erano tutte, a cominciare dalle importanti partite economiche che si giocheranno per il porto di Livorno con i milioni della Darsena Europa, il nodo delle infrastrutture con l’eterna questione del corridoio tirrenico, il progetto dell’ospedale con un conto fiorentino di 245milioni. Partite che hanno bisogno di un interprete. Invece, oggi, c’è la palla in campo ma manca il giocatore.
Così ieri è scoppiata un’altra grana: la rivolta delle donne democratiche perché sono solo 3 rappresentante nel governo regionale, prive di incarichi anche nelle deleghe di “sottogoverno”. Cristina Grieco, per esempio, che non è una qualsiasi ma l’ex assessore regionale all’Istruzione di Rossi, in lizza per qualcosa di importante ma finora a mani vuote, ha postato sulla sua bacheca il manifesto delle Donne Democratiche che, nel nome della parità di genere, denuncia come “la prima non è stata affatto buona”. Concetto ripetuto in un commento a risposta di un post di Francesco Gazzetti, neoconfermato consigliere regionale: «Eugenio si era impegnato a rispettare la parità di genere - scrive l’ex assessora - Su 14 nomi di ruoli e incarichi solo 3 donne». Imbeccata poi da don Paolo Razzauti che segnala come sono state tenute fuori persone che hanno lavorato bene, come la stessa Grieco, l’ex assessora scrive: «Si è visto chiaramente come abbiano prevalso logiche diverse. È un peccato per il nostro territorio che ha dato un contributo importante anche in termini di risultati elettorali. Quanto a me, continuerò ad impegnarmi per cercare di migliorare le cose con la stessa passione, anche se in ruoli diversi«. Grieco, che aveva rifiutato la carica di vice sindaco nella giunta Salvetti dopo le dimissioni di Mannucci, era uno dei nomi che il Pd locale aveva dato a Giani. Ora nel nome della parità di genere , è alta tensione fra Pd e Italia Viva. I primi chiedono ai renziani di proporre a Giani il nome di una donna per l’ottavo assessore. I secondi rispondono: «Dovevate pensarci voi». La situazione - avrebbe detto Bauman - è ancora molto “liquida” —
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