Gioco
Il vescovo: io e Caturegli in parrocchia da ragazzi insieme
Il ricordo di Michele Caturegli, scomparso a 71 anni, da parte del vescovo di Livorno Simone Giusti fa riferimento al periodo giovanile a Buti
LIVORNO. «Michele era direttore del coro nella nostra parrocchia a Buti, è stato lui a farmi conoscere per la prima volta il cammino neocatecumenale». Il vescovo Simone Giusti conosceva Michele Caturegli «da sempre». Sei anni di differenza e poche centinaia di metri di distanza fra l’una e l’altra casa, in un borgo di tremila anime le loro vite si sono incrociate mille volte («le nostre famiglie erano amiche»). Ora lo ricorda come «una persona integerrima sulla quale non è mai girata neanche mezza chiacchiera storta». E aggiunge: «Sapeva mettere insieme il rigore dell’ingegneria al rigore della musica». Del resto, era un grande appassionato di musica: una passione che ha trasmesso alla figlia Chiara.
Giusti descrive Caturegli «molto impegnato nell’apostolato giovanile nel collegio Toniolo», una struttura dell’arcivescovado pisano della quale Giusti, prima di prender il treno per Roma e entrare nel team nazionale di Azione Cattolica, aveva avuto la responsabilità: è un collegio di universitari impegnati nel mondo ecclesiale. Al tal riguardo, il vescovo ricorda il rapporto di amicizia che Caturegli aveva avuto con monsignor Bianchin.
«Me lo immagino Michele ora lassù come quand’era giovanotto», dice Giusti: «Dirigerà il coro di angeli sì, ma saranno angeli popolari e proletari: com’è nelle sue radici in una città ex operaia come Livorno e contadine del suo passato familiare più lontano».
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