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Livorno

Fumogeni e cori sugli Scali del Refugio la festa improvvisata finisce senza multe

Tommaso Silvi
Fumogeni e cori sugli Scali del Refugio la festa improvvisata finisce senza multe

Una cinquantina di giovani dà vita a un’atmosfera da stadio: i controlli arrivano in ritardo e non vengono fatte sanzioni

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Tommaso Silvi / LIVORNO

In piazza del Luogo Pio comincia ad arrivare uno strano fumo. Anche gli agenti delle forze dell’ordine, posizionati ovunque sulla piazza, con un dispiegamento di mezzi clamoroso, cercano di capire cosa stia accadendo. Sono da poco passate le 23,30 e sugli Scali del Refugio sta succedendo qualcosa di incredibile. Totalmente fuori dalle regole. Ma del tutto impunito.

Da lontano sembra la curva di uno stadio. Un fumogeno dietro l’altro, accesi da un gruppo di giovani. Saranno una cinquantina, forse qualcuno in più. Ballano, cantano, si abbracciano e continuano ad accendere fumogeni, che poi lanciano nei fossi. Non si capisce il motivo per cui stiano dando vita a un carosello simile a quello della promozione del Livorno in Serie A in un’epoca che oggi, considerata la situazione delicatissima del club amaranto, sprofondato in Serie C, sembra lontana anni luce.

La festa improvvisata si accende nel cuore della Venezia. Ci sono ragazzi seduti ovunque, il fascio luminoso dei fumogeni “scolpisce” ancora meglio i corpi dei giovani seduti uno accanto all’altro sulle spallette.

Qualcuno tira fuori il cellulare e inizia a filmare e scattare foto. L’Italia sta ricominciando a chiudere. A mezzanotte nei locali finisce tutto. Lo dice l’ennesimo decreto del consiglio dei ministri. Misure per limitare il contagio del virus. Sabato – poche ore prima la festa abusiva sugli Scali del Refugio – la Asl aveva comunicato che nella provincia di Livorno i contagiati erano saliti a 51. In città addirittura 39. Numeri che non possono lasciare indifferenti.

Ecco perché suona davvero strana la notizia – arrivata dalla questura – che in seguito ai caroselli sugli Scali del Refugio di sabato sera, non è stato preso alcun provvedimento. Non ci sono persone identificate relativamente alla “fumogenata”, non ci sono state multe in Venezia per mancato rispetto delle norme anti-virus. «Abbiamo svolto un’operazione di controllo», fanno sapere dalla questura. Un lavoro prezioso, certo, ma non sufficiente. Lo dicono i fatti. Lo dice il cuore della movida livornese che si trasforma in una festa a cielo aperto durante una pandemia. Non va bene. Non può succedere. Non deve accadere. Per il ritorno alla normalità, dopo i cori e i balli abbracciati, è necessario attendere dieci minuti abbondanti. Arrivano le forze dell’ordine, ma tutti scappano. I responsabili dei fumogeni in Venezia per ora non hanno né nome né cognome.

Negli attimi immediatamente precedenti all’arrivo degli agenti, in molti scappano. Ed è possibile vedere chi sono i giovani che erano al centro del delirio. Tanti mentre camminano stringono la tra le mani buste di plastica. Dentro c’è di tutto. Dalla vodka al vino. Perché dopo mezzanotte l’alcol non si trova più, e allora meglio fare una bella scorta per sbronzarsi come si deve fino a quando si vuole.

Una moda stupida e pericolosa, che può soltanto allontanare dal rispetto di quelle regole di base che siamo tutti chiamati a rispettare: mascherina e distanziamento sociale. E a chi si chiede come mai le forze dell’ordine non intervengano, va spiegato che in alcuni casi è davvero difficile e rischioso fare una multa a un gruppo di giovani.

Perché gli agenti sono sempre meno rispetto a chi affolla le strade. E il loro primo obiettivo è mantenere l’ordine pubblico. Non creare scontri, magari “multati contro forze dell’ordine”. Però qualcosa va rivisto. Così non va davvero. E la festa con fumogeni di sabato sera, senza che sia stato individuato neppure uno dei responsabili, ne è la dimostrazione. —

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