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Livorno

Coronavirus e movida, con la tolleranza non si tutela la salute pubblica - Il commento

Alessandro Guarducci
Coronavirus e movida, con la tolleranza non si tutela la salute pubblica - Il commento

Quanto avvenuto sabato sera in Venezia ci racconta purtroppo un’altra realtà: i comportamenti irresponsabili ci sono eccome, quello che manca sono i controlli e di conseguenza i provvedimenti

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LIVORNO. Le cronache di questi ultimi giorni ci raccontano di controlli, multe e denunce un po’ in tutta Italia per il mancato rispetto dell’obbligo della mascherina o di altre regole per prevenire il diffondersi del contagio di Coronavirus : da Milano a Catania, da Modena a Bari, da Sassari fino alla vicina Pisa è un lunghissimo elenco di sanzioni a fronte di comportamenti scorretti e pericolosi. A Livorno, invece, le multe di questo genere si contano sulle dita di una mano. Come mai? Possibile che i livornesi, notoriamente insofferenti alle regole, si comportino tutti in maniera esemplare dimostrando grande senso di responsabilità per la sicurezza dell’intera collettività?

Quanto avvenuto sabato sera in Venezia ci racconta purtroppo un’altra realtà: i comportamenti irresponsabili ci sono eccome, quello che manca sono i controlli e di conseguenza i provvedimenti. Distanziamenti, mascherine, sicurezza, risalita dei contagi sono parole pressoché sconosciute per le centinaia e centinaia di giovani che si accalcano nel quartiere della movida eppure si apprende che nella notte di follia non c’è traccia di multe o di denunce nonostante la massiccia presenza di tutte le forze dell’ordine. E lo stesso “fenomeno” si registra nello struscio in pieno centro - e qui sono protagonisti anche gli adulti - da via Grande a via Ricasoli fino a piazza Attias. Insomma, chi non indossa la mascherina e chi non rispetta la distanza interpersonale si convince di godere di una immunità sanzionatoria. Comportamenti che ricorrendo a un vecchio adagio si traducono più o meno così: se vo’ fa’ come ti pare, vieni a Livorno.

Comprendiamoci bene: non chiediamo multe (peraltro salate) perché viene trasgredita una norma penale o amministrativa, non è questo il problema, chiediamo che attraverso le multe si faccia capire che non portare la mascherina o fare assembramenti mette a repentaglio la propria salute e quella degli altri. In particolare in questo momento in cui medici di base e ospedalieri, infermieri e volontari sono chiamati a fronteggiare la seconda ondata dell’epidemia.

Si dirà che intervenire in una situazione come quelle creatasi sabato sera sugli scali Rosciano, via Borra e piazza del Luogo Pio avrebbe potuto rappresentare un rischio sul fronte dell’ordine pubblico. È possibile, ma sull’altro piatto della bilancia c’era un diritto ancora più importante da tutelare, la salute pubblica. E quando in gioco ci sono due diritti che si contrappongono, la scelta non può essere che a favore di quello che è prevalente per il nostro ordinamento: in questo caso il diritto alla salute. La tolleranza e la prevenzione non possono essere equivocati con l’indifferenza. La tolleranza non deve essere presa per una debolezza ma deve rappresentare una forza per affrontare una situazione difficile. La tolleranza non vuole dire far finta di nulla.


 

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