La protesta
Condanna di Confcommercio «I locali muoiono per nulla»
L’associazione di categoria sugli assembramenti in Venezia nel fine settimana «Le attività economiche hanno fatto la loro parte, e vengono solo penalizzate»
livorno
«Ancora episodi di assembramento all’aperto. È grave e irresponsabile. Giovani e meno giovani evidentemente non riescono a capire che dobbiamo usare distanziamento e mascherine per il nostro bene, dei nostri genitori e nonni, per la città che vuole restare sana e aperta».
Confcommercio condanna qualsiasi gesto singolo o collettivo che vada contro le norme anti Covid. «Dobbiamo unirci – spiegano in una nota – contro la diffusione del virus, solo così riusciremo a scongiurare un altro lockdown. C’è da chiedersi anzi cosa c’entrino i pubblici esercizi e i ristoranti con questi problemi di ordine pubblico. Il fatto è che le attività economiche che conosciamo hanno fin da subito fatto la loro parte: dopo aver perso decine, a volte centinaia, di migliaia di euro con il lockdown, hanno poi riaperto con investimenti per igiene e sicurezza, cercando e trovando soluzioni fantasiose ed efficaci per servire i clienti nel rispetto delle nuove normative, spesso incongruenti o di difficile interpretazione. Si sono districati nella giungla dei divieti, si sono indebitati, hanno chiesto e ottenuto comprensione dai clienti. Lo faranno di nuovo se necessario, a malincuore ma lo faranno».
Il riferimento è alla chiusura anticipata dei locali, pub e ristoranti, che il governo ha deciso nell’ultimo decreto. Da un lato penalizzando i proprietari e dell’altro – come si è visto non solo a Livorno – senza risolvere il problema della movida, anzi. Perché in questo modo i più giovani non tornano a casa a mezzanotte e un minuto, ma restano nelle strade della movida, spesso consumando l’alcol comprato precedentemente e magari trasportato in buste di plastica come avvenuto sabato notte nella Venezia»
«Ma adesso – proseguono da Confcommercio – si aspettano che governo e autorità locali non si limitino a prendere le decisioni più semplici (ed inefficaci) contro comportamenti o colpe che gli imprenditori non hanno. Gli esercenti sono le vittime, non la causa, della mala movida. Senza le attività economiche non ci sono contributi e entrate per lo stato, non c’è lavoro, non c’è futuro».
Anche perché – come spiegavano nei giorni scorsi i vertici dell’associazione di categoria, «queste limitazioni sono prima di tutto inefficaci e in secondo luogo estremamente dannose per un settore che è già stato colpito pesantemente dal lockdown e dalle norme anti contagio. Il nuovo decreto, invece di premiarlo, penalizza fortemente il settore somministrazione, compreso il comparto banchetti e feste. Il limite di 30 persone imposto ai matrimoni e simili non tiene conto del contesto in cui si tiene il ricevimento: quanto sono grandi i locali? Si tratta di un rinfresco all'aperto o al chiuso?. Gli imprenditori fanno il possibile per rispettare le prescrizioni e sono sempre pronti a collaborare con le forze dell'ordine contro assembramenti e rischi, ma non possono continuare a pagare per competenze altrui. L'obbligo di distanziamento e mascherina sul suolo pubblico è sicuramente adeguato al periodo, ma non poteva certo essere imposta dai gestori delle attività». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
