Gioco
«Quel polipo sottovalutato era un cancro all’utero»
Le battaglie di Cristina e Silvia: i loro interventi sono stati rinviati a causa del Covid e a giugno è arrivata la drammatica scoperta
LIVORNO
Cristina e Silvia sono due donne livornesi. Hanno 47 e 44 anni. Sono anche due mamme: Cristina ha un bimbo di 12 anni, Silvia una bimba di 10.
Sulla loro vita e su quella dei loro mariti, dei loro figli, dei loro genitori, un giorno di maggio è caduto un macigno: la scoperta di un tumore all’apparato riproduttivo.
La paura di non farcela, l’intervento chirurgico urgente, la speranza.
Entrambe adesso attendono: una la fine della chemioterapia, l’altra la Tac di controllo.
Cristina e Silvia hanno in comune anche altro: la prontezza con cui i medici del reparto di Ginecologia hanno risposto alla diagnosi. Anche se, nel caso di Cristina, dopo una serie di ritardi e di errori di professionisti che l’avevano visitata fuori dall’ospedale.
In entrambi casi anche il Covid ha giocato la sua parte: perché le loro visite - ritenute non urgenti - sono state rinviate di mesi. E questo ritardo potrebbe aver aggravato il loro quadro clinico.
Sono loro a raccontare al Tirreno le rispettive storie.
LA STORIA DI CRISTINA
«Tutto inizia a fine ottobre 2019 con una prima emorragia di sangue. Vado dalla mia ginecologa che lavora al Centro di prevenzione oncologica al Picchianti e mi tranquillizza dicendomi che probabilmente si tratta di una disfunzione ormonale - racconta Cristina -. È una dottoressa con cui avevo un rapporto di fiducia perché anni prima mi era stato trovato un fibroma, che inizialmente un medico aveva inquadrato come tumore, ma lei era stata brava a capire che non lo era».
«Io continuo a sanguinare e settimana dopo settimana perdo peso: arrivo a 4 chili di dimagrimento e ad utilizzare un assorbente ogni trenta minuti - continua -. Torno dalla dottoressa e dalla visita emerge un polipo di 2 centimetri e mezzo nel collo dell’utero. A quel punto lei richiede urgentemente una isteroscopia, con cui esaminare l’interno della cavità uterina e rimuovere il polipo. Mi rivolgo all’ospedale ma l’emergenza Covid è iniziata e mi dicono che gestiscono solo le urgenze. Io continuo a stare male e il 20 maggio mi faccio forza e mi ripresento a Ginecologia. Per fortuna trovo il primario Sergio Abate: mi visita, vede il polipo e senza neanche anestesia me lo toglie. Manda il referto ad analizzare e il 10 giugno mi telefona comunicandomi la peggior notizia: ho un tumore maligno di grado G3, il più aggressivo. “Lo consideri un periodo brutto della sua vita, che normalmente si risolve. Questa cosa la affrontiamo insieme”, mi dice Abate. Il tumore è localizzato nell’utero. Io resto imbambolata per due giorni: chiamo la dottoressa che mi aveva visitato, le dico che sarebbe bastato un esame specifico a ottobre per non arrivare a questa gravità. Abate e il suo reparto predispongono tutte le visite e i percorsi pre-operatori e il 26 giugno il primario mi opera, 4 ore di intervento. È di parola, da allora non mi abbandona mai. Inizio la radioterapia, poi la chemio. Adesso vivo sperando e con un interrogativo che mi dà tanta rabbia: stavo malissimo, perdevo sangue ma prima quella dottoressa e poi la chiusura per Covid dell’ospedale mi hanno fatto perdere tempo. Perché?».
LA STORIA DI SILVIA
«Per togliere una ciste ovarica ero in lista preoperatoria da gennaio 2020, aspettavo una chiamata ma il Covid ha bloccato tutto e visto che la mia situazione non rappresentava una urgenza ho dovuto attendere - racconta Silvia -. A maggio la ciste mi dava dolore, sono andata in ospedale e finalmente mi hanno operata: purtroppo l’intervento ha rivelato un tumore ovarico. Il 7 giugno è arrivato il risultato dell’istologico, il 19 giugno ero di nuovo in sala operatoria - racconta Silvia -. Fortunatamente il tumore si è fermato all’ovaia sinistra. Mi hanno fatto 17 esami istologici, ai linfonodi, all’utero, alle tube e tutti sono risultati negativi. Per questo ho potuto evitare la chemio».
«Adesso sono nella fase del follow up oncologico .- continua Silvia -: aspetto la Tac di controllo a metà novembre, sperando che sia tutto negativo. Voglio ringraziare il reparto di Ginecologia, in primis il primario Abate, che mi ha trattata come una figlia. Non dimenticherò mai una sua telefonata una sera d’estate alle 21.30: “Silvia, non potevo aspettare domani, sono arrivati i risultati degli istologici, sono tutti negativi”». —
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