Gioco
Effetto Covid sul porto di Livorno: meno 17%. È una batosta, non una Caporetto
Le statistiche dell’Authority: in estate il tentativo di rialzarsi ma resta ancora da recuperare rispetto al 2019 In controtendenza: boom dei traffici di cereali e cellulosa (destinata alle cartiere)
LIVORNO. L’effetto dell’emergenza coronavirus sul fronte del porto si è sentito: giù del 17% la movimentazione di merce sulle banchine livornesi nei primi otto mesi dell’anno, secondo i dati statistici dell’Authority. È una batosta pesante ma al tempo stesso, come anticipato già nella “fotografia” scattata dall’Avvisatore Marittimo contando il numero di navi arrivate, non c’è stato un crollo totale. Un po’ come il lockdown: è stata sì il più inimmaginabile stop di ogni attività mai disposto negli ultimi cent’anni, forse guerra inclusa, eppure l’analisi della Camera di Commercio spiega che nella nostra provincia hanno comunque lavorato la metà delle imprese e due lavoratori su tre.
D’altronde, anche altrove non sono state rose e fiori: tanto per fare un esempio, a Genova nello stesso periodo il traffico contenitori è calato di quasi 14 punti e quello complessivo di poco meno di 18. Eppure al primo sguardo l’estate è stata quasi la sberla peggiore per l’andamento dei traffici merci sul fronte del porto. I numeri complessivi indicano un dietrofront nel ritorno alla normalità dopo la fase più dura delle restrizioni anti-contagio: rispetto a dodici mesi prima, la movimentazione di merce era precipitata in picchiata in aprile (meno 24%), poi il calo si era fatto un po’ meno drammatico in maggio (meno 21,3%) e soprattutto in giugno (quando la flessione era scesa al di sotto dei 15 punti percentuali). Invece nel mese di luglio la diminuzione del volume dei traffici è schizzata fino a raggiungere il 20% e in agosto è stata comunque del 16,1%.
In realtà, basta togliere dal conto il settore petrolio ed ecco che il calo c’è ma il progressivo miglioramento anche. Beninteso: da un lato, già a gennaio c’era un segno “meno” (6,3%) che indicava come qualcosa non filasse per il verso giusto prima del lockdown (ma in febbraio il saldo dei traffici era positivo, quasi più 2%); dall’altro, resta l’arretramento rispetto allo scorso anno ma è da maggio che sta diminuendo mese dopo mese (meno 23,4% a maggio, meno 17,2% a giugno, meno 14,1% a luglio, meno 7,4% in agosto). Lo attesta anche un altro elemento: guardando al mese precedente i traffici sono aumentati sia in giugno (più 12,2% rispetto a maggio) sia in luglio (più 8,4%); agosto fa caso a sé ogni anno per via della consueta pausa per ferie.
Qualcosa del genere vale – magari partendo anzi da aprile come momento peggiore – anche per le “autostrade del mare” e, con tempi differenti, per i traffici di auto nuove. Quanto ai camion spediti via nave, la tipologia numero uno del porto di Livorno (e che vede Livorno di gran lunga numero uno in Italia), la battuta d’arresto nei primi otto mesi dell’anno ha portato via una fetta che vale il 17%: peggio sono andati solo, come detto, i prodotti petroliferi. Ma dentro questa percentuale c’è un po’ di tutto, e forse il sogno che in autunno si possa perfino mettere un segno “più”: crescita grossomodo zero nei primi due mesi dell’anno, giù nell’abisso in aprile (meno 43,4%), poi la progressiva attenuazione della flessione (dal meno 30,7% di maggio fino al meno 8,1% di agosto).
Relativamente al traffico di auto nuove, è chiaro che si risente del fatto che in mezzo a questo bailamme gli acquisti di vetture sono crollati e dunque la catena dello smistamento si era ingolfata. Risultato: meno 76% in aprile e quasi altrettanto in maggio, meno 65,6% in giugno. Salvo poi andar quasi in pari in agosto (meno 2,6%) ma con quantitativi ridotti al minimo.
Più altalenante l’andamento nel settore container, che pure ha fatto registrare uno slittamento in avanti dello stop: basti pensare che in marzo e in aprile il calo risultava assai limitato (meno 6,2% e meno 3,5%) rispetto all’anno scorso, è probabilmente l’indizio che stava arrivando a destinazione la “coda” delle produzioni industriali. La batosta è arrivata a maggio (con un tonfo del 24,3%). Nei tre mesi successivi un certo qual recupero, ma meno di altre tipologie di merce: meno 9,4% in giugno, meno 11,2% in luglio, meno 7,6% in agosto.
All’opposto quel che è accaduto per due merci particolari: da un lato, la cellulosa; dall’altro, il grano. Sul primo versante, le cartiere sono state messe sotto pressione per l’enorme richiesta di materiali di carta monouso tipo scottex per pulire le superfici: ecco che per la cellulosa destinata a quel distretto industriale è stato un anno da record (quasi 13 punti percentuali in più nel periodo gennaio-agosto rispetto al 2019, e tutti i mesi tranne marzo hanno fatto registrare un segno “più”, anzi un balzo). Meglio ancora i cereali: il traffico è cresciuto del 53%.
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