Gioco
Auto pirata travolge giovane di 16 anni, l'appello del padre: «Se hai una coscienza confessa tutto»
Il gentiore del ragazzino investito è l’ex ciclista Mauro Radaelli: «Come è possibile lasciare un adolescente pieno di sangue a terra?»
LIVORNO. Travolto da un’auto e lasciato a terra. Nel sangue. Con una gamba fuori uso. Sotto la pioggia. I primi a fermarsi sono stati alcuni automobilisti che si sono trovati di fronte alla scena, nel caos del traffico livornese.
Un ragazzino di sedici anni completamento inzuppato d’acqua, sull’asfalto, con il suo scooter sdraiato sulla strada a pochi metri di distanza. Si chiama Matteo. È il figlio di Mauro Radaelli, ex ciclista professionista, 52 anni. In passato ha corso anche il Giro d’Italia e il Tour de France. Mauro è originario di Caravaggio ma sta a Livorno da anni. Matteo è livornese a tutti gli effetti. Fino all’anno scorso giocava a basket nel Don Bosco e insieme coltivava anche la sua altra grande passione sportiva: l’atletica. Il salto in alto, poi, ha preso il sopravvento. Matteo al canestro ha preferito la pista. E ora il suo sogno è a rischio. «Mio figlio ha passato il pomeriggio in sala operatoria – racconta Mauro Radaelli – perché i medici stanno facendo di tutto per limitare i danni della lacerazione al muscolo del polpaccio che ha riportato in seguito all’incidente. Un infortunio che potrebbe anche pregiudicare la sua attività sportiva. È vivo e non è in pericolo di vita, questo è l’importante. Ma l’atteggiamento tenuto da chi lo ha travolto ed è scappato è la cosa più orribile di questa storia. Non mi do pace, non è possibile ignorare un ragazzino a terra dopo averlo colpito in pieno».
Succede tutto poco dopo le 11 di venerdì 16 ottobre. Matteo è in motorino in via Lamarmora, zona San Marco. Con le nuove restrizioni anti-Covid da scuola si entra e si esce a qualsiasi ora. Sono finiti i tempi della campanella per tutti alle 8. «Lui era fermo e stava aspettando che un furgone terminasse di svoltare. Un’auto è arrivata da dietro, e lo ha preso alla gamba. Lui è caduto subito a terra, ha sentito un grande dolore – racconta il padre – e nel frattempo l’auto è fuggita».
Sul posto sono arrivati i volontari della Misericordia di Livorno, che hanno trovato il ragazzino in stato di choc. In attesa dei soccorsi era riuscito a trascinarsi verso un edificio vicino al luogo dell’incidente, per ripararsi dalla pioggia battente. Matteo è minorenne, è necessario avvertire i genitori. E sul posto arriva la mamma. Alla vista del figlio e di tutto il sangue che esce dalla sua gamba, la donna ha quasi un malore. Scoppia in lacrime, mentre suo figlio cerca di minimizzare per tranquillizzarla. Ma anche lui è molto scosso. Non si aspettava quella botta da dietro, e tantomeno pensava che quell’auto che lo ha scaraventato sull’asfalto non si fermasse nemmeno.
«Tutti possono sbagliare. Gli incidenti capitano e capiteranno. Ma in tanti anni di sport ad alto livello ho capito che l’importante è riconoscere i propri errori e rimediare, anche chiedere scusa può bastare. Ma bisogna avere dei valori. E chi ha investito mio figlio questi valori non ce l’ha, ne sono sicuro. Lo ha già dimostrato lasciandolo a terra sofferente. Senza degnarlo neppure di una parola».
Mauro Radaelli è una furia. La notte appena trascorsa l’ha passata in ospedale. Insieme al suo Matteo. Incrociando le dita per quella gamba martoriata dall’incidente. «Lo so – dice l’uomo – poteva andare molto peggio. Poter riabbracciare mio figlio per me è già motivo di felicità. Però ora dobbiamo risolvere questa brutta ferita, Matteo ha tutta la vita davanti. Lui ama lo sport, e soprattutto l’atletica. La lacerazione è lunga dieci centimetri ed è molto profonda. Il muscolo è stato lesionato dalla macchina che lo ha preso».
Sull’episodio stanno indagando le forze dell’ordine, al lavoro per capire la dinamica esatta dell’incidente e soprattutto per individuare il guidatore dell’auto pirata. Mauro Radaelli, attraverso Il Tirreno, vuole rivolgersi direttamente a chi ha travolto suo figlio. «Se hai una coscienza vai da carabinieri e racconta quello che è successo. Mi chiedo come tu faccia a dormire sereno, mi chiedo cosa dice la tua coscienza. Ammesso che tu ne abbia una».
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