Gioco
Tamponi rapidi negli ambulatori: li vuole l’Asl perplessi i medici
Paolo Biasci, presidente dei pediatri a livello nazionale: «Possibile solo in certe condizioni, altrimenti è un rischio»
LIVORNO
Tamponi rapidi (quelli antigenici) anche negli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri. Lo prevede l’ultima ordinanza della Regione (la numero 91 del 12 ottobre scorso) e l’Asl Nord ovest la sta valutando.
Ma i diretti interessati evidenziano perplessità e limiti rispetto alla fattibilità del nuovo canale di esecuzione dei test. «Come si fa a farli nei condomini? In molti casi non c’è la possibilità di diversificare gli ambienti o gli accessi», rileva Pasquale Cognetta, presidente della Fimmg (Federazione dei medici di famiglia) di Livorno. Discorso diverso sarebbe per gli ambulatori più attrezzati o per situazioni limitate come evidenzia Paolo Biasci, presidente nazionale Fimp (Federazione medici pediatri), che sta lavorando a un documento con il ministero della sanità e l’Istituto superiore di sanità che regoli proprio questa fattibilità.
Tra l’altro, ieri , l’azienda sanitaria Toscana centro si è portata abbastanza avanti. E ha firmato un accordo con la Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) per l'esecuzione del tampone nasofaringeo. L'accordo riguarda l'esecuzione del tampone tradizionale, e non di quello rapido antigenico in arrivo la prossima settimana, per ridurre i tempi di attesa della diagnosi e accorciare le liste di attesa. In ogni caso, la partecipazione da parte del medico di medicina generale è volontaria.
L’Asl «sulla base dell’evoluzione delle disposizioni nazionali valuterà la possibilità di eseguire i tamponi antigenici anche negli ambulatori dei medici». E, come anticipato all’inizio, anche Biasci sta lavorando a livello nazionale allo stesso argomento. Ma il pediatra livornese spiega anche che: «Sarebbe possibile per esempio in caso di bambini in quarantena perché hanno avuto un caso positivo in classe, se sono asintomatici, se vengono distribuiti su più pediatri. Vale a dire che la fattibilità sarebbe possibile con numeri limitati, con l’esecuzione dei tamponi in orari dedicati in maniera tale da poter fare la sanificazione conseguente». Altrimenti: «Diventerebbe tutto molto rischioso», continua il pediatra. E Biasci lancia la provocazione: «Lo porterebbe lei un neonato in un ambulatorio dove vengono fatti tamponi senza le dovute precauzione, senza uno specifico percorso interno o orario riservato?». In più «ai medici dovrebbero essere forniti dispositivi di protezione individuale». Diversamente «è meglio puntare a potenziare i punti prelievo di quelli molecolari che comunque sono gli unici a dare un’ affidabilità quasi al 100% . A Livorno, per esempio, i test fatti dall’auto dovrebbero funzionare sette giorni su sette con più personale». Anche il presidente Cognetta incalza: «Meglio la centralizzazione del servizio, non la parcellizzazione. Oppure come hanno fatto in Emilia Romagna la realizzazione dei cosiddetti “ambucovid” che possono garantire livelli di sicurezza adeguati».
Massimo Angeletti, medico di famiglia, è favorevole al progetto. Ma specifica: «Questi esami devono essere però realizzati in sicurezza - spiega - questo è possibile in ambienti ben organizzati , con stanze dedicate. La situazione dei medici è variegata e quindi ci dovrebbe essere la possibilità di scegliere, se aderire o meno a questa possibilità». —
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