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Livorno

Autista morto in porto, chiesta la condanna per il titolare della ditta Scotto Neri

Autista morto in porto, chiesta la condanna per il titolare della ditta Scotto Neri

A distanza di oltre quattro anni, si è svolto il penultimo atto del processo: è rimasto un solo imputato, gli altri tre hanno risolto la loro posizione in udienza premilinare

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LIVORNO.  Mauro Filippi, 60 anni (nella foto), è stato travolto e ucciso da un carrello elevatore il 21 luglio del 2016 mentre si trovava nel piazzale del Terminal, tra l’Alto Fondale e la Calata Pisa. Stava aspettando che sul suo camion venisse caricato l’ultimo bancale di cellulosa quando è stato investito. A distanza di oltre quattro anni, giovedì 15 ottobre in tribunale si è svolto il penultimo atto del processo che vede imputato con l’accusa di omicidio colposo Giorgio Neri, 60 anni, nella sua qualità di amministratore delegato della ditta Scotto-Neri, nonché cogestore di fatto della società e responsabile dell’elaborazione e firma del documento di valutazione dei rischi, nonché responsabile del servizio di protezione e prevenzione della sicurezza sul lavoro.

Le altre tre persone che vennero indagate all’indomani dell’incidente sul lavoro hanno risolto la loro posizione durante l’udienza preliminare con due riti alternativi e una assoluzione. Quella di giovedì è stata un’udienza nella quale si sono scontrate le tesi del consulente della procura e quello della difesa, l’imprenditore è difeso dall’avvocato Laura Formichini. Se l’accusa ha ribadito l’assenza delle norme di sicurezza sul lavoro all’interno del terminal: durante le operazioni di carico e scarico della cellulosa, l’area interessata non era né efficientemente segnalata, essendo consentito l’accesso a chiunque nelle zone operative, non esistevano di fatto segnalazioni circa le vie di transito e le aree di stoccaggio e neanche circa le aree di lavoro.

Il consulente della difesa ha replicato spiegando come la zona dov’è avvenuto l’incidente fosse «un’area promiscua all'esterno dell'azienda». Sottolineando come sia il preposto e il carrelista fossero figure «abilitate a fare vigilanza e controllo». Inoltre – secondo il consulente – la responsabilità dell’incidente è da attribuire «al datore di lavoro della vittima che non aveva fatto corsi di formazione. Eppure nella nostra normativa è obbligatorio formare. È ingiustificabile – ha spiegato – che non sia stato informato sui rischi».

Sulla ricostruzione ha poi detto: «L’anno successivo, allo stesso orario in cui è avvenuto l’incidente, sono stato al terminal per vedere le condizioni di luce e ombra. Ecco perché il conducente del carrello è possibile che sia stato abbagliato dal sole o nascosto dal montante». Al termine dell’udienza il pubblico ministero ha chiesto nei confronti di Neri la condanna a sei mesi di reclusione e tremila euro di ammenda. La sentenza, dopo l’arringa della difesa, è fissata per il prossimo 5 novembre.
 

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di Redazione web