Gioco
I precari della scuola in piazza: «Che rabbia l'odissea di noi prof, il concorso così proprio non va»
La protesta di chi insegna da anni senza certezze e ora si trova ad affrontare la prova in mezzo a mille guai
LIVORNO. Neanche la pioggia è riuscita a fermare il presidio degli insegnanti precari guidata da Licia Mataresi, segretaria della Flc-Cgil, ieri pomeriggio sotto la prefettura. La manifestazione – concertata con Cisl-Fsur, Uil-scuola Rua, Snals-Confsal e Gilda-Unams – si è svolta in contemporanea ad altre iniziative gemelle in moltissime province italiane. Due gli obiettivi: da un lato, protestare contro la decisione del governo di avviare in ottobre il concorso straordinario e la preselezione del maxi-concorso ordinario (che insieme vedranno la partecipazione di mezzo milione di candidati); dall’altro chiedere la stabilizzazione dei precari.
Le prove scritte sono previste fra giovedì prossimo, il 22 ottobre, e venerdì 13 novembre. Un calendario inflessibile che, a scuola appena iniziata e con la spada di Damocle di un secondo lockdown, ha sollevato molte polemiche.
«Per partecipare un insegnante si deve allontanare dal posto di lavoro, spesso per andare in un’altra regione: questo – spiega Veronica Virgilio, esponente sindacale Flc-Cgil – toglie il docente alla classe e va contro le linee guida governative che invitano a limitare gli spostamenti». Di più: «Se l’insegnante non può partecipare perché è malato o in quarantena (anche preventiva) è escluso automaticamente», rincara Virgilio.
È lei a illustrare le richieste dei sindacati: «Visto che le assunzioni non potranno arrivare prima del settembre del prossimo anno il concorso si poteva fare in un altro momento, lontano dalle attività didattiche» (durante le vacanze invernali o estive). Oppure, al limite, predisporre delle «prove suppletive per chi è impossibilitato a spostarsi».
Nel frattempo le critiche verso la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, vengono pronunciate fuori dai denti. Si morde invece la lingua la ex consigliera comunale Cristina Mileti, che durante il mandato manteneva il posto da docente precaria di italiano alle superiori, divisa tra l’appoggio alle restrizioni anti-assembramento del ministro della salute Roberto Speranza (del Pd) e l’appartenenza al Movimento 5 stelle che condivide con Azzolina: «Vogliamo sostenere il concorso ma dopo il Covid-19, a ottobre è troppo presto e senza le suppletive non va bene. Un conflitto tra ministri? Non c’è, ma serve senso critico».
«Io un piano B non ce l’ho», confessa poi Ilaria Franceschi, docente livornese di 49 anni nella scuola pubblica da tre lustri, divisi tra cinque anni di spagnolo e dieci di sostegno e intrappolata nel limbo della “generazione di mezzo”: «Insegno all’istituto alberghiero di Rosignano da ormai sette anni, – rincara – da poco ho fatto la prova preselettiva per le scuole medie ma non l’ho superata. Questo sistema è sbagliato, privilegia i giovani e gli ultimi arrivati penalizzando chi ha esperienza».
Come lei anche Elena Gazzillo, 34 anni e originaria di Caserta, si trova in difficoltà: «Mi sono trasferita qui con mio marito e ho iniziato a insegnare alle superiori sei anni fa, quando è nato mio figlio. Sono docente di scienze naturali, biologia e chimica, ho una specializzazione nel sostegno e mi sento dire che “non abbiamo le competenze” . Questa situazione ci toglie la serenità, e non posso neanche fare affidamento sulla famiglia rimasta giù a casa».
Paradossale poi il caso di Giuseppe Traina, 37enne palermitano da sette anni pianista accompagnatore al liceo coreutico Niccolini-Palli: «Sono un insegnante ma non “insegno” , e per me e la mia categoria questa prova teorica non ha neanche senso: sarebbe stata più indicata una prova pratica, che però non è prevista. In più, per sostenerla, grazie all’ordine alfabetico devo scendere a Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel Lazio, dove incontrerò un altro collega anche lui palermitano che invece dovrà salire dalla Sicilia».
Di isole si intende anche Emiliano Orsini: «Ho 46 anni e prima facevo l’architetto, poi cinque anni fa sono stato “catapultato” a Capraia e ho scoperto che stare a contatto con i ragazzi è bellissimo. Ho conseguito una specializzazione nel sostegno, il che in casa dà una sicurezza in più, ma nel mio dipartimento (sostegno) su 22 docenti eravamo tutti precari. E in questi mesi comunque lo stress per i continui cambiamenti di questo concorso è stato notevole».
Concorda Silvia Barsotti, avvocata 54enne e prof precaria di diritto da sei anni e da quattro sul sostegno. È reduce dall’incontro con lo staff del prefetto Paolo D’Attilio e conclude: «Ci hanno ascoltati e ci hanno dato ragione, rassicurandoci; ma le novità, se ci dovessero essere, dovrebbero arrivare entro il 22. Se tutto resterà così invece io dovrò andare a Frosinone (perché le graduatorie sono accorpate con il Lazio) prendendo due treni, con il rischio di prendere qualche linea di temperatura per l’affaticamento e la tensione; e allora addio concorso. È una persecuzione».
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