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Addio a Baglini il “prof” filosofo «Una mente politica lucida e brillante»

Andrea Rocchi
Addio a Baglini il “prof” filosofo «Una mente politica lucida e brillante»

Ha insegnato a generazioni di alunni al classico Niccolini Assessore con Nannipieri, lasciò il Pci e aderì a Rifondazione 

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Probabilmente avrebbe voluto essere ricordato per gli anni intensi dell’insegnamento, l’amore per la filosofia e per la storia, il rapporto con gli studenti e gli allievi del liceo classico. Ma Mario Baglini è stata una figura poliedrica di professore, filosofo, scrittore, saggista, politico ed amministratore, che ha diviso senza mai frapporlo l’insegnamento con l’esperienza politica. Intensa e rigorosa. Da militante del Pci, assessore nella giunta Nannipieri, a consigliere regionale di Rifondazione Comunista sotto la presidenza Chiti. Livorno, e lo diciamo senza retorica, perde oggi una delle sue menti più brillanti e lucide.

Mario Baglini è morto ieri mattina dopo una malattia che si era riacutizzata nell’ultimo mese. Aveva 78 anni. Lascia la moglie Carla e la figlia Claudia. Cresciuto a Livorno si era laureato in Filosofia all’Università di Pisa ed aveva iniziato ad insegnare Storia e Filosofia al liceo Niccolini dove ha trascorso tantissimi anni vedendo passare generazioni di studenti. Tanti, ieri, lo hanno pianto ricordandone le grandi doti umane, l’appartenenza ad una classe di insegnanti che si sta facendo sempre più rara.

Giorgio Mandalis, suo collega docente di Lettere al classico, ne tratteggia per l’appunto la figura umana, oltre a quella professionale. «Affabile, disponibile, nessuna spocchia nè supponenza. Ironico, pronto alla battuta, livornese verace ma di garbo, assai lontano dalla battuta crassa e volgare. Amava la storia e la filosofia in egual misura. Sapeva cogliere la sintesi per interpretare il presente» Una parte della sua molteplice attività è stata dedicata alla scrittura di libri e saggi. Come vice presidente di Istoreco ha dato il suo contributo al volume di Maurizio Mini e Mauro Nocchi su Berlinguer a Livorno. Ha pubblicato “Le memorie di Giuliano Ricci”, ha dedicato un saggio alla figura di Angelica Palli, ha scritto anche “Violenze, amari, abbandoni”, dedicato a 4 figure di donne livornesi dei primo dell’Ottocento. Nel 1963 si iscrive al Partito Comunista. Nel Pci livornese diventa presto una figura di riferimento tantò che si fa eleggere prima consigliere comunale poi Alì Nannipieri lo sceglie come assessore all’Urbanistica nella sua giunta. E’ il decennio che va dal 1975 al 1985. Sembra in procinto di fare il sindaco, ne ha del resto tutte le qualità, ma la scelta del partito ricadrà su Benvenuti. Ciononostante il professore resterà un caposaldo del Pci locale. Sarà con lo strappo doloroso della Bolognina che maturerà in lui la decisione sofferta di aderire a Rifondazione Comunista di cui sarà segretario provinciale dal 1991 al 1994. «Lui ed Edda Fagni - racconta Giacomo Luppichini, che ne fu amico e compagno d’avventura con Rc - furono i protagonisti di una stagione importante». Chi era Mario? «Uno che guardava alla politica come chiave per interpretare tutti i processi. Sotto quest’aspetto era un togliattiano di ferro», ricorda Luppichini. Ed Alessandro Trotta lo definisce «un’intelligenza politica lucida». Con Rifondazione sarà eletto consigliere regionale nell’era di Vannino Chiti. Aderirà, poi, ai Comunisti Italiani. L’amore per l’insegnamento lo aveva portato fino a pochi mesi fa ad insegnare ancora. Alla Città Filosofica. Il presidente Alessandro Rizzacasa scrive: «Aveva una capacità di narrare superiore che inchiodava ad un ascolto partecipato e vibrante decine e decine di persone, letteralmente ammaliate da una fascinosa oralità che veicolava perfettamente il pensiero filosofico. Mario ci mancherà enormemente: mancherà un riferimento costante, un appuntamento che restituiva il calore umano della partecipazione autentica». —



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di Redazione web