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Ancora niente ambulanza speciale anti-coronavirus: «Troppi soccorsi, servono soluzioni»
Livorno: la “Charlie Victor” fu tolta dopo l’attenuarsi dell’emergenza. I volontari: «Casi aumentati, ore per vestirsi e sanificare»
LIVORNO. I numeri, almeno in provincia di Livorno, non sono certo quelli della pandemia. Ed è un bene. Ma le difficoltà restano, visto che il ritorno del coronavirus, specialmente negli ultimi giorni, sta impegnando i volontari delle ambulanze, i cui interventi per i casi sospetti o positivi al Covid-19 stanno aumentando.
Qualche settimana fa, ad esempio, i volontari hanno fatto la spola fra l’abitazione di una donna incinta positiva e l’ospedale, poi hanno trasportato il neonato al Meyer. Nel bel mezzo dei trasferimenti d’emergenza continue sanificazioni, che mettono fuori gioco l’ambulanza per ore, con i soccorritori che devono vestirsi (e svestirsi) stando attenti ai protocolli. Operazioni che provocano notevoli perdite di tempo, visto che per garantire la sicurezza non si può trascurare niente, lasciando il territorio giocoforza meno presidiato. Ma l’esempio della neomamma non è un caso isolato: ogni giorno ce ne sono parecchi di interventi Covid-19 (o sospetti) che impegnano gli “angeli della sanità”.
È per questo che diverse associazioni – in primis la Misericordia di Antignano, ma non solo – chiedono un aiuto all’Asl. Se non con l’ambulanza coronavirus (la cosiddetta “Charlie Victor”, introdotta durante la pandemia proprio per far fronti ai numerosi casi positivi) con un altro mezzo che consenta a un medico di intervenire sul caso sospetto di Covid-19 per valutare il paziente ed eventualmente decidere se trasportarlo in ospedale o lasciarlo a casa, disponendone l’isolamento, ed evitando quindi di farlo spostare.
Secondo la Svs ora potrebbe essere «il momento di lavorare sull’assistenza domiciliare, evitando che le persone contagiate (se asintomatiche) si spostino». Questo perché una volta trasferite al pronto soccorso, generalmente, dopo qualche ora vengono dimesse e riportate a casa. In questo modo i soccorsi graverebbero molto meno sulle ambulanze ordinarie, quindi sui volontari, costretti a vestirsi, svestirsi e sanificare rimanendo fermi all’interno dei parcheggi delle associazioni per ore. Con un unico equipaggio che si occupa solo di questo, è la tesi di alcuni volontari, ci sarebbe un nucleo specializzato e tutto sarebbe più efficiente. Anche la stessa sanificazione dei mezzi.
«I soccorsi pesano sempre sulle spalle del volontariato – fa notare Stefano Del Vivo, il governatore della Misericordia di Antignano – e certamente sarebbe utile un mezzo riservato per i soli casi di coronavirus. Non spetta a me stabilire quale possa essere la soluzione più adatta, se una nuova “Charlie Victor” o una sorta di auto medica: io auspico che venga emanata definitivamente una nuova linea guida».
L’Asl – contattata dal Tirreno – conferma che al momento non è stata reintrodotta l’ambulanza dedicata (prima dell’estate, per tutta la provincia, ne vennero predisposte due e a rotazione fra le associazioni). L’azienda sanitaria naturalmente sta monitorando la situazione, attendendo anche le direttive dalla Regione, ed è chiaro che in caso di nuove impennate di casi il primo provvedimento sarà quello di reintrodurre il mezzo dedicato. In ogni caso, al momento, c’è solo il pulmino per trasportare i pazienti positivi asintomatici negli alberghi sanitari. Viene utilizzato quotidianamente: ad esempio qualche settimana fa, dal centro profughi di via Sant’Anna, un migrante è stato trasferito in un hotel sanitario. Ma per i volontari servirebbe una nuova ambulanza dedicata. «Il servizio deve eccellere per tutti i cittadini – conclude Del Vivo – ed è giusto che chi di dovere prenda una decisione». —
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