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Assembramenti senza mascherina in Venezia, il questore: «Sbagliati, ma per intervenire serve cautela»
Livorno, le forze dell’ordine interverranno valutando di volta in volta la situazione: «Con 300 persone in poco spazio la priorità è non creare rischi per l'incolumità pubblica»
LIVORNO. «La mascherina deve essere indossata, lo dice la legge. E noi faremo in modo di farla rispettare. Dico però una cosa e mi rivolgo in particolare agli abitanti della Venezia: se ci sono 200 persone assembrate come sabato scorso, noi non possiamo arrivare con le volanti o il radiomobile nel bel mezzo della movida e multarle uno per uno. Queste sono operazioni delicate, di ordine pubblico: bisogna usare il cervello altrimenti se qualche ragazzo ubriaco reagisce rischia di mettere a repentaglio la vita delle persone e si potrebbe prefigurare uno scenario assai peggiori di quello di partenza, con gravi problemi di ordine pubblico».
Dopo il caos del fine settimana appena trascorso, con le vie della Venezia prese d’assalto da centinaia di giovani, parla il questore Lorenzo Suraci. Il personale di via Fiume – tre volanti della polizia di Stato – è subito intervenuto poco dopo l’una della notte, soccorrendo insieme alle ambulanze della Svs tre giovani feriti. Uno di loro aveva preso un pugno da uno sconosciuto («e dopo il trasporto in ospedale se ne è andato da solo»), un altro è caduto a causa della sbornia sul ciglio di un marciapiede rompendosi alcuni denti, mentre un terzo ha avuto un malore sempre in seguito all’elevato tasso alcolemico. Tutto questo in mezzo alle proteste dei residenti del quartiere che fin dall’una della notte hanno iniziato a pubblicare sui social foto e video della ressa, prendendo d’assalto i centralini di 112 e 113.
«Io ho lavorato come poliziotto in strada, so come si fanno questi interventi – prosegue Suraci – e con le volanti mi raccomando sempre di fare attenzione, di intervenire solo laddove necessario e con cautela. Sabato sera, fra l’altro, là vicino c’era pure una nostra pattuglia in via Sant’Anna, per un servizio di ordine pubblicato al centro di accoglienza profughi». Secondo il questore «per incentivare l’uso della mascherina servirebbe soprattutto un intervento educativo, un’opera di sensibilizzazione dei genitori nei confronti dei ragazzi».
Prevenzione, insomma, e non repressione. Ma comunque la questura farà la sua parte. Non con interventi come in piazza Garibaldi – «dove con i pattugliamenti fissi stiamo ottenendo ottimi risultati», basti pensare al fatto «che abbiamo chiuso anche alcuni locali che infrangevano» – ma probabilmente con strategie diverse, come l’uso delle telecamere. In ogni caso, su questo Suraci tiene il punto, «le forze dell’ordine non possono certamente bloccare la movida: quartieri con queste caratteristiche esistono in tutte le città e non è nostro compito evitare che i ragazzi, che è normale che la sera si ritrovino fra di loro, frequentino i locali. Bisogna agire in un modo diverso».
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