Gioco
Accusa della Cgil: «Così l’Asl spinge i pazienti dal privato»
Il sindacato contro la gestione di viale Alfieri: «Liste d’attesa ormai scadute case della salute attese da anni e alla fine qualcuno rinuncia a curarsi»
LIVORNO
«Per colpa del Covid-19 a Livorno si muore d'altro».
È l’amara riflessione della Cgil, che accusa la gestione dell’Asl e a proposito della sanità livornese parla di «inefficienza di un sistema pubblico al fianco del quale prospera il privato».
Un sistema in cui, evidenzia il sindacato, gli utenti più penalizzati sono ancora una volta le donne: l'87 per cento dei pazienti di Ortopedia che aspettano l'intervento sono inseriti in liste di attesa ormai scadute, quelli di dermatologia sono il 95 per cento; per loro e per quasi tutti gli altri, Asl ha pensato a un piano di rientro, ma non per le pazienti di ginecologia e senologia.
Numeri forniti al sindacato dalla stessa azienda sanitaria e che Monica Cavallini, della segreteria Cgil, interpreta così: «La sanità territoriale, quella che doveva evitare la congestione dei pronto soccorso, è rimasta lettera morta. Per smaltire la mole di richieste nel pubblico, che ha carenza di specialisti e di personale di comparto, si spinge il cittadino verso il privato».
Da qui la necessità, ribadisce Cgil, di pianificare il futuro degli ospedali di Livorno, delle Valli Etrusche (Cecina e Piombino) e dell'Isola d'Elba, con assunzioni di personale e allocazione delle specialistiche nei presìdi sanitari della provincia, e di spingere sulle Case della salute, che a Livorno - unico capoluogo della Toscana in questa situazione - per adesso restano un’utopia.
Necessità per la quale è tuttora in corso uno stato di agitazione contro Asl, e che il sindacato traduce in un appello al neo presidente Giani, ai consiglieri regionali e ai sindaci del territorio. «Gli ospedali del sud della provincia vengono ridotti a grandi pronto soccorso e non certo a beneficio di Livorno, perché i pazienti vengono mandati a Grosseto. E a fronte di costosi spostamenti, in tempo di crisi, c'è chi rinuncia a curarsi», denuncia Giuseppe Bartoletti, che poi avverte: «Se si continua così nessuno si sorprenda quando prendono voti le forze politiche che cavalcano il disagio».
Mauro Scalabrini esprime infine «forte preoccupazione per l'utilizzo di interinali per coprire le carenze di personale», e sottolinea proprio il caso limite dell'ospedale di Livorno: «Le macchine "pesanti" (quelle per le risonanze e le Tac) lavorano sei ore su 24 perché a radiologia ci sono solo due tecnici la mattina e due il pomeriggio, dei quali uno svolge contemporaneamente altri cinque servizi compresi i toraci Covid-19. Per prima cosa – conclude – serve almeno il rispetto del turnover aziendale, ma così non è, e in questo modo le liste di attesa si allungano ancora».
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