Il Tirreno

Livorno

Trovato morto dopo 20 giorni nell’ex stazione dei treni: era diventata la sua casa

Stefano Taglione
L'ingresso dell'ex stazione con i sigilli e un mazzo di fiori in ricordo del 56enne
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L'ingresso dell'ex stazione con i sigilli e un mazzo di fiori in ricordo del 56enne

Collesalvetti: un amico che non lo vedeva da 20 giorni e ha dato l’allarme. Disposta l’autopsia, sul caso indagano i carabinieri. Sequestrata la struttura

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LIVORNO. Nessuno aveva sue notizie da 20 giorni. Un’eternità. Finché un amico, per il quale saltuariamente svolgeva qualche lavoretto di fortuna, preoccupato non ha bussato alla sua porta. Quella dell’ex stazione ferroviaria di Collesalvetti, lungo la strada regionale 206, ormai era diventata la sua dimora, con tanto di citofono. Ha trovato chiuso e non ha sentito alcun rumore provenire dall’interno. Così ha dato l’allarme. E i carabinieri, con i vigili del fuoco, purtroppo hanno scoperto il cadavere ormai da settimane in stato di decomposizione.

È morto in completa solitudine Jael Ghanmi. Tunisino, 56 anni, abitava dentro quello che un tempo era lo scalo ferroviario di Collesalvetti, lungo la linea ormai non più utilizzata che collega Pisa a Vada, e arrivava a fine mese grazie a qualche lavoretto di fortuna, occasionale. Muratore, giardiniere, coglieva ogni opportunità che si presentava pur di racimolare qualche soldo per mangiare. Ma era da troppo tempo che lì non si vedeva più in giro. Probabilmente – è la ricostruzione degli inquirenti – era morto da tempo, almeno da qualche settimana.

La scoperta è stata fatta attorno alle 19 di sabato scorso. «Venite subito, il mio amico non risponde e non si vede da giorni», ha raccontato al 112. Così sono arrivati i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Livorno, diretti dal tenente Marco Saccà, che trovando il portone chiuso a mandate hanno avvertito i vigili del fuoco, i quali hanno sfondato e spalancato la porta dell’ex stazione e scoperto, purtroppo, il corpo senza vita del cinquantaseienne nordafricano.

Per lui, il sostituto procuratore di turno, ha disposto l’autopsia. La salma, infatti, è stata subito trasferita al cimitero dei Lupi dal personale delle onoranze funebri della Svs di via San Giovanni, in attesa degli esami che si potrebbero svolgere già oggi. Il decesso sarebbe comunque attribuibile a cause naturali, visto che Ghanmi sarebbe stato da tempo malato ed è forse stata la sua malattia incurabile ad averlo ucciso. Certamente, la sua situazione, non lo ha aiutato. Abitava nell’ex stazione ferroviaria ormai dismessa, al freddo dell’inverno e al caldo dell’estate, con quasi tutti gli ingressi murati. Nel degrado più totale, pur cercando di rendere ospitale quel luogo che non certo poteva diventare una normale abitazione. L’ex stazione, sabato sera, è stata sequestrata dalla procura in attesa dell’esito dell’autopsia, come evidenziato anche dai sigilli all’ingresso. Fuori, alla porta, alcuni amici di Jael hanno lasciato un mazzo di fiori. Un ricordo per un uomo che ha sempre cercato di sopravvivere, in qualche modo, con dei lavoretti di fortuna. —
 

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di Redazione web