Gioco
Regione, Livorno a bocca asciutta e nel Pd scatta la resa dei conti
Assessori in base alle preferenze, volano accuse dopo l’esito del voto Rossi prova a placare il malcontento e minaccia di dimettersi
Il retroscena
Dunque pare proprio che il Giani non assegni un assessorato a Livorno. Se è vero che valuterà in base alle preferenze e ai risultati, non ci sarà spazio in giunta per Francesco Gazzetti e difficilmente troverebbe una conferma Cristina Grieco. Ma per la legge dei numeri sarebbe a rischio anche il piombinese Gianni Anselmi. Sono bastate queste semplici considerazione perché la riunione della federazione di Livorno di mercoledì sera si trasformasse in un ring, con accuse, neppure tanto velate, a chi ha gestito la fase elettorale e con uno scontro fra territori, riassumibile un po’ drasticamente, nel dualismo Livorno-provincia.
Cosa è successo? Intanto questo fatto delle preferenze ha generato un bel po’ di nervosismo. Livorno vuole contare, era stato il mantra dell’ultima conferenza post elettorale, e invece rischia di restare a bocca asciutta. Nonostante i fossi medicei, il cero al santuario e il cinque e cinque al mercato. Due le questioni, essenzialmente. La prima è che la provincia, ma in particolare l’area di Cecina, non avrebbe supportato a dovere la candidatura di Gazzetti. Che a Cecina, pur presentandosi in ticket con Lia Burgalassi, ha raccolto assai meno del previsto. Così, pur essendo eletto, si è piazzato secondo nel collegio provinciale alle spalle di Anselmi. E non è passata, anvhe se con un buon risultato personale, la capolista Federica Benifei. In altre circoscrizioni ci sono candidati che hanno raccolto un numero più alto di preferenze e che potrebbero essere premiati. Va anche detto che Livorno ha la particolarità di avere due federazioni e che, a livello provinciale, il Pd a Livorno ha fatto il terzo miglior risultato. Dati che non possono non pesare, spiegano dalla federazione.
La seconda questione è quella della Grieco. Bisognava sostenerla di più, si è detto in alcuni interventi. E ora, nonostante un giudizio positivo sul suo operato, rischia di restare al palo. Il segretario Simone Rossi ha fatto fatica a gestire un’assemblea che si è trasformata in un ring. Normale dialettica, dicono. Un po’ accesa, ma normale dialettica. Però dicono anche che Rossi, alla fine della serata estenuante, ha minacciato di dimettersi di fronte a quello che rischiava di trasformarsi un processo alla segreteria. E dunque... —
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